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accoltellato *loading* volte
Elizabethtown di Cameron Crowe con Orlando Bloom, Kirsten Dunst, Jessica Biel... *1/2
Almost famous, diciamolo, era nulla di più di una commediola esile esile, con un’unica sequenza d’antologia (la telefonata fra il giovane protagonista e Lester Bangs). Ed era il miglior film di Crowe. Elizabethtown, invece, si muove sull’orlo del disastro. Crowe alterna momenti riusciti ad altri francamente invedibili (e insentibili), accumulando tanti di quei finali, uno più imbarazzante dell’altro, da riempirci il comparto extra di due DVD. L’intento è chiaro: la solita parabola sul sogno americano e sulla forza salvifica del rock, fra Garden State e The Royal Tenenbaums (al confronto, due capolavori; ed effettivamente lo sono). Il fallimento (tema del film) è altrettanto palese. Anzi, il fiasco. Peccato, perché la colonna sonora (forse un pò troppo eterogenea: che ci azzeccano U2, Simple Minds e Ryan Adams con Elton John e Lynyrd Skynyrd?) è di molto superiore a quella, pur “storica”, di Almost famous. Orlando Bloom è poco credibile, la Dunst perde il confronto con la Portman di Garden State; meglio Jessica Biel, almeno parla poco. (Susan Sarandon è sempre uguale e la sua interpretazione della madre schizzata è la stessa di Igby goes down del 2002).
Oliver Twist di Roman Polanski con Ben Kingsley, Barney Clark, Jamie Foreman, Leanne Row... ***1/2
Inutile fingere conversioni in exitu: il cinema di Polanski non mi ha mai attirato. Ma questo Oliver Twist è proprio un gran film, come se ne fanno di rado: personaggi chiaroscurali, “poesia e lacrime sempre in controtempo” (Filippo Mazzarella), attori mostruosi (Kingsley gareggia con Strathairn per l’Oscar), scenografie realisticamente dickensiane. Polanski contamina il romanzo con la propria storia (da bambino fuggì da un ghetto) e mira al classicismo di Lean; la fotografia, naturalistica, si rifà a Doré e Turner per la composizione pittorica delle immagini. Bello il finale, con la carrozza che si allontana e si trasforma in una litografia, molto Rohmer e Sokurov, in barba all’epica da popcorn per adolescenti decerebrati di Harry Potter. (Non me ne vogliano i fan, ma se le vecchie generazioni avevano Tolkien e Guerre Stellari e quelle nuove solo Matrix e Harry Potter, non è certo colpa mia.)
