Les cahiers de l’enfer

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martedì, 04 ottobre 2005

The house of the Rising Sun

Takeshis’ di e con Beat Takeshi (Takeshi Kitano) **

takeshiE’ la fine di un’era. L’ultimo film di Kitano è un universo che esplode e implode. E’ il suo 8 ½? Fosse così, sarebbe il suo film meno riuscito. O è il remix di quasi tutte le sue opere? Lo suggerisce la presenza costante di un dj, e potrebbe pure essere. Ma più probabilmente si tratta di pura sperimentazione, una riflessione, più che sui sogni, sul cinema e il suo pubblico. Il cinema di Kitano non è ancora avaro di visioni inedite (praticamente la mezzora finale eguaglia il delirio psichedelico kubrickiano di 2001) e, diversamente dall’opinione di molti critici, tiene ancora allo spettatore: significativo è l’interrogativo finale (“e adesso?”), pronunciato in principio dell’ennesima sparatoria e segnale evidente che il Nostro Beat ha compreso l’impossibilità di continuare la strada dello yakuza movie, genere usurato che rischierà di uccidere il suo cinema e i suoi fan.

Sympathy for Lady Vengeance di Park Chan-wook con Lee Yeong-ae, Choi Min-sik... ***

39miLady Vengeance è il capitolo finale della trilogia sulla vendetta di Park. Non è Oldboy né Sympathy for Mr Vengeance (due fra i film più epocali degli ultimi anni), ma tranquillamente rivaleggia e supera la visione citazionista ed estetista di Tarantino e del suo Kill Bill (nel bene e nel male, un capolavoro). L’atmosfera è da tragedia greca, stemperata dal consueto umorismo del regista, e tutti i personaggi sono (a)morali: impossibile cancellare il passato e la redenzione non è dietro l’angolo. Il talento visionario è esagerato e a ogni sequenza è difficile trattenere le lacrime (compresi i titoli di testa, bellissimi); forse manca un pò di autocontrollo, laddove invece le immagini parkiane rimanevano sempre in bilico fra l’ermetismo e il colpo al cuore. E il finale è forse troppo lento e spirituale, con alcune scelte non proprio necessarie (l’apparizione del bambino ucciso nel bagno). La Lee è strepitosa, Choi una conferma: immenso.

Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki ***

howlQuella di Miyazaki è la forma-cinema perfetta: inutile commentare, come impossibile slegare sottotesti, metafore e immagini, trovare il fiato davanti a tale splendore visivo. Un inno alla bellezza della vita e un grido ("howl") contro la guerra. Non è la Città incantata, irraggiungibile e meno complesso nella trama, ma comunque un capolavoro.






Postato da: JerryGarcia85 a 21:05 | link | commenti (2) |


Commenti
#1   27 Giugno 2007 - 22:42
 
su takeshi's non sei stato molto magnanimo...
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#2   28 Giugno 2007 - 11:24
 
Guarda, il voto di Takeshis' è sempre stato uno di quelli che mi sono ripromesso di cambiare già due minuti dopo aver postato la recensione. Rimasi talmente interdetto dal cambiamento nel cinema kitaniano (da un cinema estetico ed emotivo allo stesso tempo a uno razionale e riflessivo) che i ** mi sembrarono l'unico voto possibile. Adesso forse arriverebbero a ***, specialmente dopo averlo rivisto. Un appunto però rimane: Kitano ha inevitabilmente imparato a fare cinema e ha perso quella verginità che ci faceva sgranare gli occhi e piangere davanti alle sue splendide immagini di tenerezza e violenza astratta.
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