Les cahiers de l’enfer

"Ogni film ci mostra il cinema e ne è la morte." (Christian Metz)

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giovedì, 01 novembre 2007


Un'altra giovinezza di Francis Ford Coppola con Tim Roth, Alexandra Maria Lara, Bruno Ganz, Alexandra Pirici, André Hennicke... ****

“Gli occhi sono rimasti illesi ma dobbiamo ancora capire se abbia perso la vista”: questo il dubbio che sembra aver assalito la critica italiana, di fronte a un regista e un film così sfrontatamente liberi nel salire (senza biglietto!) sul treno in corsa della grammatica filmica, incontrando le inutili resistenze di chi ancora crede nei manuali, e quindi in una visione normativa del segno cinema. E i limiti di questa nostra (solo nostra?) critica non si esauriscono qui. Quali sarebbero i difetti di Un'altra giovinezza?, verrebbe da chiedere. Forse le facili metafore (dopo Haggis, ancore con queste facili metafore?!)? L'ingenuità, anzi l'assurdità di certi snodi narrativi? I dialoghi legnosi? Il ridicolo involontario? Il solito equivoco sull'importanza... sull'esistenza del contenuto! Il quale, va da sé, è ciò che è contenuto nell'inquadratura: non il set e gli attori, come determinati dallo script, ma il modo di riprenderli. La forma, quindi: essa è la materia stessa del contenuto, bazinianamente parlando. Inseparabile da esso come l'espressione dal concetto, la carne dallo spirito. E non ci si azzardi a formulare giudizi estetici (ovvero giudizi di gusto che non interessano a nessuno), ché non stiamo parlando di arte (come la insegnano – vanamente – a scuola), ma di comunicazione. E di filosofia. Quando capiremo che i registi sono filosofi moderni, pensatori per immagini-movimento anziché per concetti? Osereste mai definire l'idealismo hegeliano brutto? O il pensée sauvage di Lévi-Strauss ridicolo? Perché allora deridere l'ultima riflessione coppoliana, dall'alto di una cattedra dal quale emettere scomuniche in difesa del Sacro Cinema? Specialmente quando poi si spaccia per autori gente come Iñárritu o Von Trier o Mungiu (sì sì, proprio lui!). Nella vostra ottica, un feto in primo piano dopo una sequenza interminabile di fuori campo che non vedranno mai l'inquadratura è meno ridicolo, che ne so, di un uomo che muore con una rosa in mano, nell'indifferenza generale degli uomini di un altro tempo?


Coppola rimane quel regista dallo “sguardo senza confini” (Simone Emiliani, Sentieri selvaggi), perennemente teso all'oggettivazione visiva del “Tutto che cambia” e ossessionato dalla dissolvenza incrociata e dalla sovrimpressione “come timore di non riuscire a far vedere tutto e abbastanza nello stesso momento filmico, nello stesso 'tempo'... nel tentativo (quasi) di 'non buttar via nulla' delle immagini” (Enrico Ghezzi). Nonché incuriosito (per la prima volta?) dalla rappresentazione di questo “Tutto aperto” all'interno di un sistema chiuso (l'inquadratura), come già Kubrick (Shining), Tarkovskij (Solaris) e Sokurov (Arca russa). In definitiva un film sul tempo e sull'amore (un amore che sopravvive nel tempo e al tempo - come in Dracula di Bram Stoker -, e ne costituisce il meccanismo: paradigmatico l'incipit proustiano), ma anche l'incubo/sogno espressionista di una modernità anacronistica e (per forza di cose) incompresa (“Questo messaggio è per l'uomo del futuro...”), sofferta e sofferente nell'assistere al veloce declino di una vita, amata (che sia Jack Powell o Veronica/Rupini), che scorre più veloce del tempo.

Postato da: JerryGarcia85 a 23:18 | link | commenti (38) |


Commenti
#1   02 Novembre 2007 - 17:50
 
complimenti vivissimi per ciò che hai scritto
sono quasi d'accordo, nel senso che secondo me almeno del ridicolo involontario era facilmente evitabile (maltese falcon, per dire...), non che io abbia dato molto peso a questo
per il resto (anche se su Inarritu e Von Trier mi sento chiamato in causa :-) ) sono decisamente con te
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#2   02 Novembre 2007 - 18:23
 
Beh.. allora non ho avuto le traveggole... allora non sono l'unico pazzo a cui il film è piaciuto, a cui Coppola ha detto qualcosa, a cui questo film è parso (quasi) del tutto scevro dai difetti che gli si attribuiscono... se ti va ti invito a leggere anche la mia riflessione su questo film. Un saluto coppoliano e complimenti per l'analisi, a dir poco perfetta
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#3   02 Novembre 2007 - 19:57
 
FFC è un grande ma la filosofia non fa per lui. Nè per il cinema. Linguaggio complesso e indecifrabile per se (vedi WFHegel) mal si presta all'immagine in movimento. Tuttavia questo film anticipa un'esigenza: la fine del soggetto, dei tempi, degli spazi di narrazione, la fine delle storie. Chi potrà rispondere a questa esigenza ?
utente anonimo

#4   03 Novembre 2007 - 16:49
 
@honeyboy & pickpocket83: grazie mille per i complimenti...
@honeyboy: solo una cosa: perché il rimando a Il falco maltese/Il mistero del falco dovrebbe essere involontariamente ridicolo?
@anonimo poco anonimo: mi pare difficile che la filosofia non sia adatta al cinema, dato che i registi sono filosofi di per sé. E poi, non smetterò mai di ripeterlo, il cinema non è immagini in movimento (la banale e paradossale percezione umana) ma l'immagine-movimento! Il cinema E' il movimento, non lo riproduce!
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#5   05 Novembre 2007 - 10:28
 
Posto che mi trovo nella posizione imbarazzantemente ecumenica di chi non ha trovato affatto ridicolo né "un feto in primo piano dopo una sequenza interminabile di fuori campo che non vedranno mai l'inquadratura" né "un uomo che muore con una rosa in mano, nell'indifferenza generale degli uomini di un altro tempo", mi piace sottolineare come la Anamaria Marinca del film di Mungiu si ritrovi qui ad essere serenamente distante dall'altra parte della barricata, a quella reception dell'albergo che quattro mesi, tre settimane, due giorni prima (o dopo) (o parallelamente) l'avevano fatta così penare.

UnRumenoLynciabileDiPassaggio
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#6   05 Novembre 2007 - 11:30
 
Premessa 1. Raramente mi capita di essere con te in disaccordo. Almeno per quanto riguarda il Gradimento di pellicole.
Premessa 2. Potrebbe sembrare di no, ma nello specifico, sono molto più d’accordo con quanto scrivi in generale, di quello che sembrerebbe.
Premessa 3. La mia stima nei tuoi confronti rimane immutata. [ci mancherebbe]
Premessa 4. Sono stato a lungo indeciso se commentare o meno. O meglio, quanto avrebbe avuto senso il commentare e quanto avrebbe avuto senso lo stare semplicemente in silenzio.

“La forma, quindi: essa è la materia stessa del contenuto, bazinianamente parlando. Inseparabile da esso come l'espressione dal concetto, la carne dallo spirito.”
Allora non riuscirò mai a capire e a spiegarmi la “vostra” avversione critica verso il cinema di peter greenaway (ad esempio) laddove esso non è che "pura forma" e lo sai benissimo io sono un convinto sostenitore dell’inesistenza del contenuto - quando è il caso [anche se si sosterrà che non esiste "quando è il caso o meno". O forse vi fate guidare da pregiudiziali giudizi estetici?

“E non ci si azzardi a formulare giudizi estetici (ovvero giudizi di gusto che non interessano a nessuno)”
ma quel ***1/2 ? è una valutazione critica assoluta globale o forse un tuo specifico giudizio di gusto parametrizzato?

p.s. Attenzione, segue giudizio estetico. Dogville è infinitamente più coraggioso di “Un’altra [solo sperata] giovinezza”.
E potrei citare, come leggo sopra, numerosi critici a discapito delle tue affermazioni riguardanti Mungiu - Von Trier - Inarritu, ma non lo farò.
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#7   05 Novembre 2007 - 17:33
 
@UnoDiPassaggio: l'avevo notata anch'io. Al che ho pensato: "Evviva la varietà del corpo attorale rumeno!". Un po' come la Gedeck de Le vite degli altri, subito ri-comparsa in The good shepherd di De Niro.
@Deliriocinefilo: "Allora non riuscirò mai a capire e a spiegarmi la “vostra” avversione critica verso il cinema di peter greenaway"
Peter Greenaway non è "pura forma", bensì mera visione. È arte. E siccome sappiamo che arte è ciò che l'uomo chiama arte, e quindi è una scatola vuota, per quanto si voglia riempire la scatola con definizioni colorite o precise, questa scatola sempre lì rimane. Immobile. Come il cinema (non-cinema) di Greenaway. Il cinema è movimento, mentre l'arte (la pittura, la scultura, la letteratura, il teatro, la video-arte) la percezione (illusoria) dello stesso.

"ma quel ***1/2 ? è una valutazione critica assoluta globale o forse un tuo specifico giudizio di gusto parametrizzato?"
Hai ragione, il ***1/2 può sembrare (la sintesi numerica di) un giudizio estetico. Difatti ero indeciso se pubblicarlo o meno. (E forse smetterò davvero.) Ma a rifletterci bene, altro non è che una summa numerica dell'analisi (per forza di cose approssimativa: il film purtroppo non ce l'ho davanti quando scrivo), non di un giudizio estetico ("Bello! Brutto! Ridicolo!"). Come per dire: ***1/2=capolavoro=cinema! (frutto dell'analisi). Essenzialmente gli asterischi sono per i pigri che non hanno voglia di leggere l'intero post. ^^

"E potrei citare, come leggo sopra, numerosi critici a discapito delle tue affermazioni riguardanti Mungiu - Von Trier - Inarritu, ma non lo farò."
Fai pure, tanto di quei critici non mi fido. Si smentiscono da soli quando scrivono di cinema.
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#8   05 Novembre 2007 - 18:37
 
Per l'utente anonimo: non confonderei la citazione di Gilles Deleuze sull'immagine - movimento con una banalizzazione dell'immagine in movimento, aggiungo anzi che sarebbe anche corretto citarlo a proposito dell'immagine-tempo.

Le implicazioni del romanzo di Mircea Eliade, peraltro, e dunque del film di Coppola, invadono temi assai più ampi e difficilmente collocabili in un'unica categoria della gnosi.

Per me questa pellicola è e resterà sempre un caoplavoro, anche in quanto cerca d'indagare assai aldilà della mera trasposizione dal letterario al filmico.

In ogni caso su Lars non sono troppo d'accordo, in quanto il suo cinema tange temi assai affini a quelli di questo Coppola.

Non colgo, invece, lo sfogo sul cinema di Iñárritu, ma va bene lo stesso.

In ogni caso anche per me un film di rara bellezza si questo siamo d'accrodo.

Eccellente recensione.

Un saluto.

Rob.
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#9   05 Novembre 2007 - 18:44
 
il problema forse è di chi giudica che a seconda del bisogno trasforma in arte/visione o cinema.
Anche il cinema di greenaway è movimento e bisognerebbe averlo visto e analizzato senza parlare pregiudizialmente.

Gli asterischi sono comunque la somma numerica della "tua" analisi. Come dicevo tempo fa, esiste la tua analisi e numerose altre altrui analisi. L'oggettività critica rimane un utopia.

Dell'8 di Pier Maria Bocchi al film di Mungiu non ti fidi...?

Bisogna sempre stare attenti a mio avviso ad incasellare tutto in quadrati bianchi o neri, belli e brutti, cinema e non cinema, fiducia e non fiducia.
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#10   05 Novembre 2007 - 19:59
 
Bisogna sempre stare attenti a mio avviso ad incasellare tutto in quadrati bianchi o neri, belli e brutti, cinema e non cinema, fiducia e non fiducia.

Come non essere d'accordo.

Rob.
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#11   05 Novembre 2007 - 23:49
 
@Rob.: grazie per l'"eccellente recensione"! ^^

"aggiungo anzi che sarebbe anche corretto citarlo a proposito dell'immagine-tempo."
Eh, hai ragione ma l'avevo già citato a proposito di Quel treno per Yuma e i remake... non volevo sembrare ripetitivo. ^^

@Delirio: "Anche il cinema di greenaway è movimento"
Spiega, allora. Io la mia l'ho detta.

La "mia" analisi, è vero. Ma la mia analisi (COME OGNI ANALISI) può essere più o meno precisa (secondo un criterio obiettivo): due analisi ugualmente precise si confrontano, convivono e si completano.

"Dell'8 di Pier Maria Bocchi al film di Mungiu non ti fidi...?"
Di Pier Maria Bocchi mi fido ciecamente solo quando parla di Michael Mann. (Se è per questo ha dato anche 10 a Death proof e 5 a Zodiac.)
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#12   06 Novembre 2007 - 00:09
 
"Spiega, allora. Io la mia l'ho detta."
e io che ne so?

"Di Pier Maria Bocchi mi fido ciecamente solo quando parla di Michael Mann."
che discorsi. mi piaci solo quando mangi la cioccolata.

"Se è per questo ha dato anche 10 a Death proof"
e ti sembra poco?????!!!
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#13   06 Novembre 2007 - 00:37
 
"e io che ne so?"
Come "che ne so"?! Che discutiamo a fare, allora? Non è cinema, punto. Hanno ragione i detrattori. Almeno ti ho spiegato perché.

"mi piaci solo quando mangi la cioccolata."
Davvero??! Allora la mangerò più spesso. ^^

""Se è per questo ha dato anche 10 a Death proof"... e 5 a Zodiac, per la precisione.
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#14   06 Novembre 2007 - 00:46
 
"Non è cinema, punto."
come è umano Lei....

"Hanno ragione i detrattori."
e io dico di NO! perchè di SI...! ^^

si, ma la cioccolata ti fa male...^^

""Se è per questo ha dato anche 10 a Death proof"... e 5 a Zodiac, per la precisione."
precisino, tentavo di estraniare dal contesto...^^

death proof lo rivisto in dvd.
lucido come una lama affilatissima.
ne scriverò ancora.
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#15   06 Novembre 2007 - 03:07
 
Chi ha detto che la filosofia non fa per il cinema?
Per il filosofo francese Gilles Deleuze il cinema è filosofia, filosofi i cineasti, categorie filosofiche sono il terreno della Settima arte. Come Stanley Kubrick, per il quale Deleuze coniò il termine “cinema-cervello”.
saluti
Alteredo
p.s.
Ho messo su una succosa intervista ad Asia Argento
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#16   07 Novembre 2007 - 22:22
 
Sono d'accordo con delirio su un punto, e mai avrei pensato di dire una cosa simile: ma preferisco lo sperimentalismo anche un po' indisponente di von Trier (Dogville) a quello coppoliano. Anche tralasciando sul contenuto (anche se, sarò un dinosauro, ma certe scelte di dialoghi non le ho rette davvero, il tizio che arriva e dice oh guarda che fortuna mi trovo ad essere un esperto della tal cosa e ora vi spiego... ma che roba èèè??? mi volevo tappare le orecchie), Un'altra giovinezza non coinvolge molto. E visto il tema che sfodera ne avrebbe avuto facoltà. Il finale è bellissimo certo, ma arriva dopo una seconda parte rovinosa, che rovina anche la bellissima prima parte. A me ha dato l'impressione di un film in cui Coppola ha buttato troppa roba e quando si infila troppa carne al fuoco si finisce sempre per bruciare quasi tutto (stesso discorso per un film diversissimo come il terzo ragnetto raimiano).
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#17   08 Novembre 2007 - 00:09
 
"ma preferisco lo sperimentalismo anche un po' indisponente di von Trier"
Mi spiegate perché Von Trier dovrebbe essere sperimentale? E' il regista più furbo della storia: ha solo mascherato la sua totale carenza di sguardo con un manifesto ridicolo che nessuno ha mai seguito, accecando tutti con le sue visioni (tele)comandate e le sovra(sotto)strutture brechtiane svuotate di senso.

"Un'altra giovinezza non coinvolge molto"
Per quanto mi riguarda, mi ha coinvolto. E pure molto. Forse il film che più mi ha coinvolto quest'anno. Il che testimonia della inidoneità del criterio del coinvolgimento.

"Anche tralasciando sul contenuto"
Il contenuto non esiste. Esiste solo il cinema.
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#18   08 Novembre 2007 - 00:13
 
(intanto, finalmente, ho superato quota 40.000 visitatori. C'ho messo del fottuto tempo - troppo! ^^ -, ma ce l'ho fatta. Ora posso chiudere. ^^)
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#19   08 Novembre 2007 - 11:31
 
che von Trier sia un furbacchione non lo metto in dubbio (credo di reggere solo Dogville e Le onde del destino, e son pure film che certo non vedrei a ripetizione). Ma se non altro Dogville con tutta la sua freddezza e distanza qualche cosa me l'aveva passata. Sarebbe successo lo stesso anche con Un'altra giovinezza se avesse marciato con lo stile e il ritmo della prima parte.
Okay, esiste solo il cinema. Allora diciamo che vi sono diverse forme di presentare la materia cinematografica e a me stavolta le scelte di zio Ciccio hanno convinto fino a un certo punto. Per qualche motivo anche la storia d'amore (nella seconda parte, con il "ritorno" dell'amata) m'è sembrata arrampicarsi un po' sugli specchi, specie nei dialoghi tra di loro (mentre avevo trovato geniale la sequenza in cui scendono quelle scale in rovina e lei vede... il suo doppio).

(/nun pazzià sa, sul chiudere...).
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#20   09 Novembre 2007 - 21:36
 
e alòra? a me non piacque

;)

la reine
utente anonimo

#21   10 Novembre 2007 - 08:32
 
"Il contenuto non esiste. Esiste solo il cinema."

Ecco un'affermazione che andrebbe posta in esergo ad ogni riflessione sul cinema. Sono oscenamente d'accordo.
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#22   10 Novembre 2007 - 18:48
 
@Noodles:
"Ma se non altro Dogville con tutta la sua freddezza e distanza qualche cosa me l'aveva passata."
La freddezza e distanza di Dogville non mi hanno passato nulla, se non... la freddezza e distanza del suo cinema! Quello di Von Trier è un cinema pubblicitario del suo autore: autopromozionale.

"allora diciamo che vi sono diverse forme di presentare la materia cinematografica"
Com'è possibile, se il cinema già da sé è forma?
@la reine: a me sì, invece. ^^
@alespiet: per questo l'annosa questione formalisti vs contenutisti non ha senso: perché i secondi sostengono il primato di qualcosa che non esiste né potrebbe esistere!
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#23   10 Novembre 2007 - 19:03
 
Questione annosa e oziosa, codesta, non è chi non veda. Ora, dico io, non sarebbe opportuno ripiegare su nozioni più prensili e duttili come quella, catacombale lo riconosco, di stile? Io, per me, mi sto adoperando alla bisogna già da un po'. Mi pare una nozioncina meno esaurita di quanto sembri se concepita come coestensiva a quella di film come testo (luogo di omogeneità o campo di tensioni non fa differenza). E' uno sproloquio? Ebbene sì è uno sproloquio.
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#24   10 Novembre 2007 - 20:45
 
jerry: eh su però mo vogliamo cominciare con le frasette da cortocircuito? Se il cinema è forma ciò non vuol dire che ne abbia una sola. Non so, le vogliamo chiamare le forme della forma?
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#25   10 Novembre 2007 - 23:03
 
@jerrygarcia: “Quello di Von Trier è un cinema pubblicitario del suo autore: autopromozionale.” E quello di Coppola idem, solo autoproclamata giovinezza d’autore, pre-investimento verbale che gioca d'anticipo.
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#26   11 Novembre 2007 - 18:05
 
@alespiet: film come testo, certo. Nozione che andrebbe inculcata a forza di cure Ludovico. Sullo stile, però, la questione è più ostica, e la nozione (secondo me) non molto duttile. Si rischia di cadere nell'artistico e nell'immobile: non cinema come segno, ma come bellezza stilistica fine a stessa. Certo è però che tutto è una questione di stile, tanto per essere d'accordo col grande Miles Davis.
@Noodles: non sono frasette da cortocircuito, è la verità. Non possono esistere altre forme di (rap)presentare la forma cinematografica se non attraverso il cinema stesso... ovvero, la forma.

"Non so, le vogliamo chiamare le forme della forma?"
Il cinema è Dio? ^^
@Delirio: quelli di Coppola sono segni, quelli di Von Trier segni svuotati di senso. Ossia delle bestemmie.
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#27   11 Novembre 2007 - 18:43
 
Ovviamente tutto dipende dal significato che attribuiamo al significante “stile”. Io non lo intendo come un sostituto o un termine equipollente a quello di “forma” (vocabolo che a mio avviso andrebbe espunto dal lessico cinematografico, dal momento che si trascina dietro, come una casseruola tonitruante, quello di contenuto). Piuttosto lo concepisco come principio dinamico che mi permette di dialogare col film come tes(su)to di significazioni. Detto più chiaramente, concepisco lo stile come ‘trattamento complessivo della materia’ (e qui materia non è recrudescenza surrettizia di “contenuto”), vale a dire quella forza plasmante che attraversa il film nei modi più vari e che fa sì che un film sia quello e non qualsiasi altro.
Ora, se concepito come coestensivo (ma non completamente assimilabile) al testo, come dicevo nell’intervento precedente, lo stile diventa il principio di significazione e interrogazione del testo stesso. Diventa movimento, lavoro sui codici, spostamento dei codici. Cerco insomma di integrare il concetto di testo come luogo di coerenza/coesione con quello di campo di tensioni e fratture. Lo stile mi serve per entrarci dentro e dialogare col testo a ragion veduta, dal momento che i segni che lo compongono/scompongono recano in sé le tracce di un lavoro, per quanto flebile e automatico. Il testo è l’enigma, lo stile un indizio. Il lavoro di esplorazione inizia qui.
Mi sono incartato meno di quanto sembri, basta rileggersi quello che ho scritto, io l’ho fatto e mi sono capito ;)
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#28   11 Novembre 2007 - 20:23
 
Bene, il film come testo, e quindi struttura di relazioni segniche (coesione) e luogo di dialogo col pubblico (coerenza). Il testo come punto di partenza e fine, lo stile come (biunivoco) strumento indiziario. Hai visto che si è capito? ^^
(a questo punto, al posto di forma sarebbe più corretto parlare di "espressione"... il cinema è espressione)
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#29   11 Novembre 2007 - 20:37
 
"a questo punto, al posto di forma sarebbe più corretto parlare di "espressione"... il cinema è espressione".

Mi hai tolto le parole di bocca: restituiscimele :-)
Ah, e nonostante la fumosità di quello che ho scritto hai capito perfettamente quello che intendevo significare. Grazie dello scambio e della disponibilità al dialogo.
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#30   12 Novembre 2007 - 00:38
 
Grazie a te, il piacere è mio. Anzi, mi blog tu blog: qui si sono disputate alcune delle più infuocate guerre e vespai della storia della blogsfera. Di alcune (Lady in the water, INLAND EMPIRE) si portano ancora i segni... ^^
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#31   12 Novembre 2007 - 16:36
 
Non è un po' infantile dire di essere d'accordo con un critico che ci piace solo quando lui è d'accordo con noi?

Io continuo a pensare che non esiste una sola idea di cinema.
Ok la tua è ben chiara. Mi permetto di dire che ce ne anche sono altre.
Capisco e ammiro la tua lotta ratzingheriana contro il relativismo critico, ma non la condivido. A prescindere dal giudizio di valore sulla bontà del tuo approccio.

(un altro capitolo da aprire sarebbe l'età in cui si vedono - e poi rivedono - certi film: siamo sicuri che l'età non conti nulla?).

Poi l'anticipare un film come capolavoro (termine un po' abusato come forma?) ^^ - porta, dopo che lo si vede, a confermare il giudizio...

Su Quel treno per Yuma, ad esempio, apprezzi l'analisi di Baratti, ma essa concludeva con un 6,5 la sintesi di giudizio del film (quindi di certo non un capolavoro).
E quando diche che "Mangold riconduce la materia narrata ad una dimensione fondamentalmente adolescenziale", pur non dando ovviamente un giudizio morale, di certo non è entusiasta per questa soluzione adottata dal regista.
Ti inviterò poi a leggere l'analisi di Baratti sul western di Dominik e saprai perchè dissi a suo tempo che non ti sarebbe piaciuto.
Leggendo le due critiche si legge che tipo di cinema piace al recensore (piace nel senso: che tipo di cinema difende).
Esattamente come fai tu.
però si tratta di due cinema spesso diversi.

Per questo trovo però che sia un po' "fascista" pensare che esista un solo sguardo di fronte ad un film.

Non mi è chiaro cosa intendi con "dialogo con il pubblico".
Quale pubblico? Quello istruito, quello colto, la massa da ipermercato, quello in sala, quello che vede il film in solitudine davanti al pc, quello, anche cinefilo, che gioca col telefonino durante la visione?

E poi: riprendendo il discorso fatto altrove, perchè si è così "feroci" a base di cure Ludovico quando si parla di cinema e non quando si parla, che so, di cibo?

Eppure, mangiare è una attività indispensabile all'uomo.
Anche il semplice e primitivo nutrirsi non dovrebbe scivolare nel nutrirsi di cibi precotti e standardizzati. O no?

Il contenuto non esiste è una bella frase, molto moderna.
Non importa quello che c'è dentro la scatola il cibo è la scatola (e il modo di venderla).

A me sembra che il contenuto però poi la critica "politica" lo tiri in ballo per difendere film che hanno esaltato e dileggiare film che non sono piaciuti.

Detto questo, il film di Coppola mi appare notevole, anche se non mi sono sentito di scriverne nulla perchè è difficile farlo con parole adeguate.

Nel salutarti, ti faccio i complimenti per le 40.000 visite, segno che la vecchia tattica morettiana (mi si nota di più se non appaio negli altri blog) funziona sempre.
Diavolo d'un Nanni! ^^
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#32   12 Novembre 2007 - 18:22
 
"Non è un po' infantile dire di essere d'accordo con un critico che ci piace solo quando lui è d'accordo con noi?"

Io non dico che non sono d'accordo, dico solamente che mi fido di Pier Maria Bocchi maggiormente quando parla di Michael Mann. Negli altri casi, non condivido il suo approccio. (E lo dice uno che ha consumato il suo Castoro su Mann: lo so a memoria!)

"Io continuo a pensare che non esiste una sola idea di cinema.
Ok la tua è ben chiara. Mi permetto di dire che ce ne anche sono altre."

La mia non è un'idea di cinema, ma un metodo. Parafrasando Mazzarella, non vedo perché dovrei avere un'idea di cinema quando non ce l'hanno nemmeno i registi.

"Capisco e ammiro la tua lotta ratzingheriana contro il relativismo critico, ma non la condivido."

Io non lotto contro il relativismo, lotto contro l'assenza di metodo. L'assenza di metodo è anti-democratica: non permette il confronto, rende tutte le opinioni (che brutta parola!) ugualmente prive di valore.

"(un altro capitolo da aprire sarebbe l'età in cui si vedono - e poi rivedono - certi film: siamo sicuri che l'età non conti nulla?)"
Certo che l'età conta! A 13 anni non sapevo nemmeno chi fosse Gérard Genette.

"Poi l'anticipare un film come capolavoro (termine un po' abusato come forma?) ^^ - porta, dopo che lo si vede, a confermare il giudizio..."
Ti riferisci a The Bourne ultimatum? Io l'ho visto, non anticipo nulla.

"Su Quel treno per Yuma, ad esempio, apprezzi l'analisi di Baratti, ma essa concludeva con un 6,5 la sintesi di giudizio del film (quindi di certo non un capolavoro)."

L'apprezzo sì, certo! E comunque non ho mai definito Quel treno per Yuma un capolavoro.

"E quando diche che "Mangold riconduce la materia narrata ad una dimensione fondamentalmente adolescenziale", pur non dando ovviamente un giudizio morale, di certo non è entusiasta per questa soluzione adottata dal regista."

Questo lo dici tu. E' una sovrainterpretazione dell'interpretazione.

"Per questo trovo però che sia un po' "fascista" pensare che esista un solo sguardo di fronte ad un film."
Dopo "pornomane" e "stalinista", ecco ora anche "fascista". Mi mancava. Non pensi invece che sia un po' fascista dare del fascista a chi non condivide la tua visione del cinema? E comunque, ripeto, non si tratta di sguardo ma di metodo: esistono molti metodi, alcuni esecrabili, altri funzionali. Io non critico un metodo (e sarebbe comunque legittimo), ma la sua assenza.

"Non mi è chiaro cosa intendi con "dialogo con il pubblico""
Intendo il pubblico. Lo spettatore. Chi "legge" il testo, chi "vede" il film come testo. Chiunque. A rendere differente (ma non soggettiva!) la lettura è il metodo. Come dicevamo prima con Baratti, il testo è l'enigma e lo stile un indizio.

"E poi: riprendendo il discorso fatto altrove, perchè si è così "feroci" a base di cure Ludovico quando si parla di cinema e non quando si parla, che so, di cibo?"

Io, sinceramente, di cibo non ne parlo. Al massimo lo mangio.

"Il contenuto non esiste è una bella frase, molto moderna."

Grazie del complimento. (^^)

"Nel salutarti, ti faccio i complimenti per le 40.000 visite, segno che la vecchia tattica morettiana (mi si nota di più se non appaio negli altri blog) funziona sempre."

Ritengo che uno debba essere letto a prescindere dal fatto che frequenti o meno il blog altrui. Sono chiuso nel mio bozzolo splinderiano e non è ancora tempo ch'io esca. (E soprattutto non è detto che uno debba commentare per poter dire di frequentare un blog altrui. Non sento il bisogno di lasciare qualche mio segno sugli altri blog, in questo momento.)
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#33   12 Novembre 2007 - 21:49
 
li leggo sempre i vosti dibattiti, ma non intervengo più
tanto come potrei discutere di "metodo", io non ne ho uno ^^ (questione di obiettivi, alla fine)
sulla questione del "contenuto" si è detto e ripetuto
esiste, non esiste? non si sa
io di certo non tenterò di rispondere, e ho i miei motivi, e tanto non sarei in grado di andare in fondo alla questione o smuovere questa discussione
fondamentalmente odio la guerra
quando esci dal bozzolo batti un colpo, jerry!
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#34   12 Novembre 2007 - 22:31
 
(e dato che per le 30000 il pupazzo dei transformers non lo regalasti ora per le 40000 dovresti omaggiarci del dizionario Attisani autografato con tanto di maglietta farinottiana in aggiunta!)
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#35   13 Novembre 2007 - 20:24
 
Ai 40.000 potrei regalare a tutti il nuovo disco dei Radiohead offrendo 0 £. Ma temo che Ohdaesu, ad esempio, non apprezzerebbe. Sarebbe un bel regalo, però.
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#36   13 Novembre 2007 - 23:32
 
non solo Ohdaesu.
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