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accoltellato *loading* volte

"Non si comportava da pazzo, sembrava solo impacciato nell'articolazione e nella comprensione del discorso. Perché mai aveva pensato che presentasse sintomi psicotici? Solo perché tutte le persone che minacciano le nostre certezze vengono considerate pazze?"
Don DeLillo, Body art

Levate il cinema dai dizionari, e lo ritroverete per le strade.
E ora, un po’ di carne umana – parte II (possibili spoiler)

28 settimane dopo di Juan Carlos Fresnadillo con Robert Carlyle, Catherine McCormack, Jeremy Renner, Rose Byrne, Imogen Poots, Mackintosh Muggleton, Harold Perrineau... **1/2
28 settimane dopo è un affresco fatto col sangue e col napalm, oppure un action (movie) painting di schizzi di luce/cinema/sangue su pellicola umana. Ma anche un'inattesa riflessione sulla necessità e l'impossibilità del guardare veramente: Carlyle/Donald acceca la moglie come Rutger Hauer il padre/creatore Tyrell in Blade runner ("Vedere adunque dovevi, Amore essere una passione accecatrice dell'animo", Boccaccio) e nemmeno il maggiore Scarlet, armata di visore notturno, potrà scampare alla sua furia; il sergente Doyle intima a tutti “Dovete guardare!” ma saranno in pochi a salvarsi (il bambino con l'iride bicolore sarà - forse - l'unico); il montaggio ipercinetico impedisce di capire cosa accada sullo schermo e rivela lo sforzo di un cinema che non riesce a riprendere un mondo che scorre e ruota più veloce (come i pneumatici delle auto che girano al contrario nelle riprese televisive), se non a costo del sacrificio di uno dei due, o entrambi: correre verso la salvezza o salvare la persona amata. Peccato solo per la sceneggiatura: didascalica, improbabile e soprattutto incapace di rinunciare alla parola e al dialogo. Quello di Fresnadillo, comunque, è un nome da tenere d'occhio.

Cinèmi 2007, parte II
