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Regole dell'attrazione, Le
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Spider-man 3
Sposa cadavere, La
Star Wars, episodio III - La vendetta dei Sith
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Tigre e la neve, La
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Tre sepolture, Le
Troppo belli
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Vincent
Vite degli altri, Le
Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro
Wolfmother (disco)
World trade center
Zodiac
Trittico televisivo
Parte I
Parte II
Parte III
accoltellato *loading* volte
Breakfast on Pluto di Neil Jordan con Cillian Murphy, Liam Neeson, Ruth Negga, Laurence Kinlan, Stephen Rea... **
Commedia, musical e dramma si alternano in questo film/romanzo (storico e di formazione) sotto forma di rock opera. Una rock opera mai veramente liberatoria, tirata un po' troppo per lunghe e con qualche colpo basso; incapace di essere cattiva (come il suo protagonista) e che declina insicura verso una rappacificazione finale fra dotti passerotti che citano Wilde e i Rubettes di Sugar baby love in colonna sonora. La macchina da presa, trascinante e mobilissima, non riesce a ricomporre le fila di un racconto che si perde dietro l'affastellarsi di generi, confuso nel seguire le traiettorie prevedibili di personaggi monolitici nelle loro contraddizioni (donna/uomo, prete/padre). E se le ambizioni sono alte, nonostante il tono farsesco (si noti l' irrompere costante – e poco credibile – della Storia col suo carico di morte e sofferenza), il risultato non va molto lontano da Billy Elliot. Molto meglio la seconda parte, comunque (più intensa e visionaria, con una Londra notturna ben più affascinante dell'Irlanda d'inizio film, paradossalmente esangue), e gran cast: su tutti, ovviamente, Cillian Murphy, vestito come Jack Fairy di Velvet goldmine e più che disinvolto nell'esibire camicie a fiori, zeppe, pantaloni a zampa, tacchi alti e décolleté (tanto da chiederci: ma è solo bravissimo o c'è qualcosa sotto?). Bella e poco originale la colonna sonora (gli anni '60/'70 sono stati talmente prolifici, perché scegliere sempre le stesse canzoni? Ancora con For what it's worth e Children of the revolution!).
Zodiac di David Fincher con Jake Gyllenhaal, Robert Downey Jr., Mark Ruffalo, Anthony Edwards, Chloë Sevigny... ****
Questo è il cinema che ci piace: arte dello sguardo capace di sedurre, inchiodare, spiazzare; il cinema come profondità di campo davanti e dietro la Storia: profondità oscura, e ancora più visibile (“dobbiamo solo tenere gli occhi aperti per vedere compiersi il male”). Zodiac è tutto questo.
Fincher e Vanderbilt non cercano baggianate alla Number 23, s'attaccano ai personaggi e riprendono un'America dove "nulla ha più senso”, che gioca a Pong col Male senza ottenerne risposta (svanito il sogno americano fra le fumisterie hippy, non restano che gli incubi); rifiutando allo stesso tempo lo schema classico del serial killer movie: a una prima parte da brividi (almeno quattro sequenze d'antologia: l'incipit, l'omicidio del tassista, la costruzione accelerata del grattacielo – Inner city blues (Make me wanna holler) di Marvin Gaye in colonna sonora -, la nevrosi giornalistica sulle note di Sly & The Family Stone) segue una seconda meno appariscente, parlata, tutt'un gioco d'attori e suspense: una sorta di vigilia post-atomica della fine del mondo, in un clima di paranoia degno degli inferi (la cantina di Zodiac...) di DeLillo (forse l'unico vero cinema postmoderno, erede di DeLillo e Pynchon, è proprio quello di Fincher). Migliore colonna sonora (finora) dell'anno: una selezione mai scontata di brani-capolavoro d'epoca, in perfetta combinazione con le splendide immagini digitali (poi riversate su pellicola) della Thomson VIPER FilmStream Camera - la stessa di Collateral, e si vede. E probabilmente anche il miglior cast degli ultimi cinque anni (da Prova a prendermi di Spielberg): Robert Downey Jr. (in un ruolo semi-autobiografico) è attualmente il più grande attore americano, Jake Gyllenhaal un'ennesima conferma dopo Brokeback Mountain e Jarhead; Mark Ruffalo, defilato, interpreta un detective quasi tenero nell'assaggiare l'amarezza della disillusione, e meriterebbe più spazio (la parte nella bufala americana della Campion, In the cut, non deve avergli giovato, evidentemente).
I sommersi e i salvati (purtroppo) #4
Babel di Alejandro González Iñárritu con Brad Pitt, Cate Blanchett, Mohamed Akhzam, Gael García Bernal, Rinko Kikuchi... *1/2
Una coppia americana in crisi, una tata messicana che si perde i bambini al confine, una giapponesina sordomuta sessualmente rifiutata, una famiglia di pastori marocchini ricercata dalla polizia. Sembra uno Short cuts internazionale, invece è solo una barzelletta: a lieto fine per americani e giapponesi e tragico-beffarda (con morale annessa) per messicani e marocchini (il nuovo politically correct?). Cinema iettatorio, programmatico, fossilizzato (nello stile: zoom, montaggio analogico e pianisequenza un tanto al chilo; nei personaggi: gli occidentali prossimi al divorzio, i giapponesi modaiolo-malinconici, i messicani clandestini; nella scrittura: divisa fra moralismo e happy end, pessimismo e redenzione dello spettatore), talmente enfatico da far sembrare Crash di Paul Haggis un modello di sobrietà. Un regista “pericoloso” (che più non dice niente, più tutti s'affannano ad ascoltare), “uno dei più grossi bluff del cinema contemporaneo” (Alberto Pezzotta), “uno scempio etico ed estetico col muso lungo” (UnoDiPassaggio - su 21 grammi, ma è uguale). Questo non è grande cinema, ma glande-cinema.
What have I become?
SPOILERONI MEGAGALATTICI! (inaugurazione della stagione dei più e dei meno)
Spider-man 3 di Sam Raimi con Tobey Maguire, Kirsten Dunst, James Franco, Thomas Haden Church, Topher Grace, Bryce Dallas Howard... **1/2
Sette semplici regole per rovinare un capolavoro, nel finale:
1) far pentire non uno, ma ben due villain;
2) redimere uno dei villain grazie alla confessione tardiva di un maggiordomo amorevole;
3) far sacrificare uno dei suddetti per salvare il protagonista;
4) riprendere l'eroe che si staglia sulla bandiera americana - una folla inneggiante sullo sfondo, pompieri in bella vista;
5) aggiungere insopportabili inserti comici degni di Jar Jar Binks;
6) far commentare il tutto a un'irritante reporter;
7) chiudere con una bella tirata sul perdono in stile monologo finale de Le due torri.
Per chi fosse interessato al resto del film: Raimi (in perfetto equilibrio fra azione, melodramma e ironia) muove la macchina da presa sfidando la forza di gravità, sovvertendola; e in molti punti si respira aria di casa. La computer grafica (funzionale al contenuto più che alla forma, alla narrazione più che all'estetica del film) raggiunge vette elevate di fluidità, pur rimanendo una spanna sotto La vendetta dei Sith: molto riuscita, comunque, la caratterizzazione dell'Uomo sabbia e memorabile la sua prima metamorfosi. Il cast: Maguire passa da Spider-man a Venom e da Peter Parker a yuppie con un un'alzata di sopracciglia, un movimento pelvico e un (perfetto) sorrisino beota; la Dunst è bella e brava, ma anche triste e francamente insopportabile: speriamo che Spider-man la rimpiazzi al più presto con la Dallas Howard (più bella e più brava). (James Franco e Topher Grace sono poco più che d'arredo, dei busti digitali che sorridono a comando). Esilarante il cameo di Bruce Campbell, sedicente maître dall'accento francese incapace di entrare in scena al momento giusto per portare l'anello nuziale da dare a Mary Jane.
Un due e mezzo, ma fate conto che sia un tre meno.
Edmond di Stuart Gordon con William H. Macy, Julia Stiles, Denise Richards, Mena Suvari... ***
Borghese insoddisfatto (grande William H. Macy, finalmente protagonista) discende negli Inferi, occhi aperti/chiusi, cercando di evadere dal proprio mondo: finirà in carcere, dove (forse) troverà la pace. La metafora non sarà nuova, ma funziona: e il discorso di Mamet su paura, desiderio e responsabilità dei "bianchi" non è per nulla scontato. Gordon, di suo, ci mette poi un noir-splatter poco avvezzo alla litote, fra schegge di cinema anni '80 e pornografia (di prima scelta: Denise Richards, Bai Ling e Mena Suvari). Fulminante e memorabile (come il film stesso) l'apparizione di Joe Mantegna. Aggiungetelo alla lista dei vari Still life e Sketches of Frank Gehry: UFO che hanno sorvolato le nostre sale inosservati. Nello specifico, un UFO con due anni di ritardo.