Les cahiers de l’enfer

"Ogni film ci mostra il cinema e ne è la morte." (Christian Metz)

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venerdì, 30 marzo 2007

Still life di Jia Zhang-Ke con Zhao Tao, Han Sanming, Hong Wei Wang... ***1/2

Still lifeCensurato in patria (e praticamente anche da noi: le copie distribuite si contano sulle dita di una mano), il quinto film di Jia è il ritratto lucidissimo di un paese che sconta sulla propria pelle lo scarto di una contraddizione impossibile (comunismo/capitalismo), fra morti sul lavoro, cellulari di (pen)ultima generazione e calcinacci di un passato in demolizione: damnata memoria, non resta che aggrapparsi al paesaggio su una banconota o alla suoneria di un telefonino. Con una certezza, il digitale (che sia l'alta definizione manniana o la bassa di Jia, o la bassissima del Lynch inlandempiriano) come unico mezzo per recuperare il senso di stupore di fronte alle cose (un ponte che s'illumina di notte o il crollo di un palazzo... terrore, pericolo, dolore: il Sublime, si diceva) e tornare a guardare il mondo con occhi vergini. Va da sé che non piacerà ai "raziospettatori in cerca di logos"* e azione che vanno al cinema per tenersi svegli: a loro lasciamo il cinema-intrattenimento.

*Angelo Rizzi, il cinema di Insoliti Noti.

Postato da: JerryGarcia85 a 13:58 | link | commenti (45) |

domenica, 25 marzo 2007

300 di Zack Snyder con Gerard Butler, Lena Headey, David Wenham, Vincent Regan, Rodrigo Santoro, Dominic West... **

300In fondo 300 un'importanza ce l'ha: spingerci a riflettere sui limiti di ogni giudizio estetico. Fino a che punto la contemplazione del bello può prescindere da una critica/condivisione del suo contenuto? E soprattutto: possono le nostre convinzioni influenzare in maniera determinante la ragion critica? Perché il fascino visivo-grafico del film è davvero innegabile (avanzate al rallentatore che sembrano prese da John Milius, squarci di luce anti-naturalistica in mezzo alla battaglia, controluce perenni che nemmeno Janusz Kaminski), perfetta copertura di un apparato ideologico prima di tutto irrisolto: perché il sacrificio spartano? Per innata indole eroica (i discendenti di Eracle!), per ma(so)chismo del martirio (i soldati, sotto la pioggia di frecce, sembrano irridere la morte) o in forza di una legge crudele ma giusta (il finale a metà fra Il gladiatore e Hero)? Dovremmo essere di fronte a una sorta di esempio socratico in cui la violenza che uccide (l'unica salvezza) non è semplicemente subita ma inferta-subita bilateralmente? “È solo un fumetto!” mi si risponderà. Però delle due l'una: o i fumetti hanno la “dignità letteraria” che si meritano (per cui molti ancora si battono), che c'autorizza a scavare sotto la superficie, oppure non ce l'hanno, non andando oltre la bidimensionalità della pagina/schermo e vanificando ogni approfondimento. Volendo propendere per la prima ipotesi (e lasciando agli esperti la questione della corrispondenza con l'originale cartaceo), dico: il film è bello (forse la migliore trasposizione cinematografica di un fumetto che si sia mai vista, se si eccettuano Burton e Raimi); tuttavia, per digerire anche solo un boccone del supereroismo wagneriano di Miller/Snyder (da considerarsi, quest'ultimo, un Autore a pieno titolo), mi ci sono volute due pasticche di Maalox. C'est la vie.

Postato da: JerryGarcia85 a 18:37 | link | commenti (32) |

sabato, 17 marzo 2007

Death of a president di Gabriel Range con Hend Ayoub, Brian Boland, Becky Ann Baker, Robert Mangiardi, Jay Patterson, Neko Parham... **1/2

Death of a presidentM'immagino se questo film l'avesse diretto Oliver Stone. Innanzitutto sarebbe durato quattro ore, delle quali almeno la metà incentrate sul corpo di Bush che cade al rallentatore dopo lo sparo e il resto in tesi di complotto. E si sarebbe chiuso con palle di fuoco del Signore, raggi di luce metafisici e un fermo immagine della bandiera americana con Stone in sottofondo che legge il primo emendamento. Sarebbe stato peggiore, e forse più memorabile. Intendiamoci: chi è che ancora crede veramente (se non sotto cura Ludovico) alle Guerre di Pace e o all'11 settembre come esclusiva opera di Al Qaeda? Nessuno. Lo spettatore smaliziato, cinico rischia allora di trovarsi immunizzato contro un film altrimenti abile a catturare la sua attenzione, intelligente e persino toccante nel suo concludersi sommesso, crepuscolare. E che contiene in sé una riflessione non scontata sul cinema come visione improbabile di un mondo possibile (e non più visione possibile di un mondo improbabile) o rappresentazione reale del falso (e quindi realtà realistica, in quanto sua rappresentazione). Peccato solo che molti intervistati recitino palesemente, con buona pace della forza della messinscena.

Postato da: JerryGarcia85 a 14:47 | link | commenti (22) |

domenica, 11 marzo 2007

Saw III di Darren Lynn Bousman con Tobin Bell, Shawnee Smith, Angus Macfadyen, Bahar Soomekh... **

Saw 3Al terzo episodio, Jigsaw mette in gioco la sua vita, e quella delle sue due (ma potrebbero essere di più) vittime. Dopo un inizio agghiacciante ma schematico, la parte centrale è un capolavoro di montaggio temporale senza cedimenti e sevizie a geometria variabile, che tanto indigneranno gli insopportabili ben pensanti della critica italiana e i codini ancora attaccati a forme ammuffite di cinema normativo; solo che, al momento di scoprire le carte, gli sceneggiatori non hanno più assi da giocare, lo spettacolo si sgonfia e il colpo di scena (che era il punto di forza dei precedenti capitoli) non arriva. Interessante, comunque, il ribaltamento finale della “morale degli schiavi”: perdonare è incapacità di vendicarsi, di ri-valersi, di far valere un proprio diritto. Inferiore agli altri due Saw, ma superiore a gran parte degli horrorucoli che passano sugli schermi ultimamente.

Postato da: JerryGarcia85 a 23:31 | link | commenti (6) |

martedì, 06 marzo 2007

Politica degli autori, bye bye... (I sommersi e i salvati #3)

Le colline hanno gli occhi di Alexandre Aja con Aaron Stanford, Emilie De Ravin, Dan Byrd, Tom Bower, Michael Bailey Smith... **

Le colline hanno gli occhiUn'occasione sprecata. L'originale poteva essere tranquillamente superato (non sono un grande estimatore del Craven anni '70: i capolavori - Nightmare e Il serpente e l'arcobaleno - vengono dopo, come pure le perle Sotto shock e La casa nera; e Scream, che ha segnato – purtroppo - un'epoca): inizio teso, convincente e sviluppo interessante, con una serie d'efferatezze impressionante per furia visionaria (in breve sequenza: un rogo, uno stupro, una fucilata nel ventre e un cranio esploso); poi però le metafore si fanno più schiaccianti, e banali (una bandierina americana piantata in fronte e uno storpio che canta The Star-Spangled Banner!), sdrammatizzando (paradossalmente) la portata politica dell'insieme, che sfocia nel solito finale in cui l'America democratica ritrova se stessa vincendo la violenza con la violenza (la violenza che pre-vale, obbliga dopo aver vinto... se stessa). Alla fine rimane solo l'horror: il che non è necessariamente un difetto.

Postato da: JerryGarcia85 a 01:08 | link | commenti |