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Caimano, Il
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Casa dei 1000 corpi, La
Casino Royale
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Classifica 2005
Classifica 2006
Codice Da Vinci, Il
Colline hanno gli occhi, Le
Crash
Cronache di Narnia, Le
Dalia Nera, La
Death of a president
Departed, The
Descent, The
Devil's rejects, The
Die hard 4.0
Disturbia
Edmond
Elephant
Elizabethtown
Fabbrica di cioccolato, La
False verità, Le
Fascisti su Marte
Femme fatale
Figli degli uomini, I
Film(s) divisorio
Flags of our fathers
Good night, and good luck
Good shepherd, The
Grateful dawg
Grindhouse, Death proof
Grizzly man
Guerra dei mondi, La
Harsh times
History of violence, A
Hostel
I'm a cyborg, but that's ok
INLAND EMPIRE (riflessioni)
Inside man
In the valley of Elah
Io non sono qui
Jarhead
Kill Bill vol. 1
Kill Bill vol. 2
King Kong
Labirinto del Fauno, Il
Lady in the water
Lady Vendetta
Last days
Let's get it on (consiglio a un amico)
Lettere da Iwo Jima
Lunar Park (libro)
Madagascar
Marcia dei pinguini, La
Marie Antoinette
Match point
Miami Vice
Mio miglior nemico,Il
Mission: Impossible III
Monster man
Mr & Mrs Smith
Mr Vendetta
Munich
Nacho Libre
Napoleon Dynamite
New world, The
Notte al museo, Una
Ocean's thirteen
OldBoy
Oliver Twist
Paranoid Park
Passione di Cristo, La
Passione di Cristo - Deluxe Edition, La
Piano 17
Pool, The
Prestige, The
Queen, The
Radio America
Red eye
Regista di matrimoni, Il I
Regista di matrimoni, Il II
Regole dell'attrazione, Le
Ricerca della felicità, La
RIFF 2006
Rocky Balboa
Saw 2
Saw 3
Scaldapanchina, Gli
Science of sleep, The
Scoop
Shaun of the dead
Sicko
Silent hill
Sin City
Sketches of Frank Gehry
Sole, Il
Spider-man 3
Sposa cadavere, La
Star Wars, episodio III - La vendetta dei Sith
Still life
Sunshine
Superman returns
Syriana
Takeshis'
Team America
Terra dei morti viventi, La
Tigerland
Tigre e la neve, La
Transamerica
Transformers
Tre sepolture, Le
Troppo belli
United 93
V per Vendetta
Vincent
Vite degli altri, Le
Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro
Wolfmother (disco)
World trade center
Zodiac
Trittico televisivo
Parte I
Parte II
Parte III
accoltellato *loading* volte
Classifica 2006
Osservate attentamente. Ora voi starete cercando Marie Antoinette o Radio America o (che ne so) Lady Vendetta, ma non li troverete (almeno fra i primi dieci), perché non li state cercando veramente. Non volete sapere. Volete essere ingannati.
1. Miami Vice di Michael Mann **** - Forme glaciali di cinema incandescente. Come e più di Manhunter.
2. The prestige di Christopher Nolan ***1/2 – Nolan mantiene le promesse: dopo Memento, ecco un altro capolavoro.
3. The new world di Terrence Malick **** - L’infinito di un cielo immenso e indifferente durante un sequenza di battaglia. Visione dell’anno./ Grizzly man di Werner Herzog **** - La tragica contrapposizione visivo/dialettica fra la pessimistica Weltbild di Herzog e il panismo di Timothy Treadwell, ecologista-filosofo che ha votato la sua vita agli orsi, salvo poi rimanerne ucciso.
4. Il labirinto del Fauno di Guillermo del Toro **** - Anche a costo di ripetersi: la forma cinematografica perfetta. Il capolavoro di del Toro.
5. Cars di John Lasseter e Joe Ranft **** - La tecnica Pixar alle sue estreme conseguenze. Ma anche apologo struggente sull’amore, l’amicizia e il mito americano.
6. Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio **** - Il miglior Castellitto di sempre e la migliore attrice italiana (Donatella Finocchiaro) nel film che chiude la recente trilogia di Bellocchio sull’Italia spettrale di ieri (Buongiorno, notte) e (soprattutto) di oggi.
7. Le tre sepolture di Tommy Lee Jones ***1/2 – Il blues del deserto di Jones, su sceneggiatura (la migliore) di Arriaga. Sorprendente.
8. Lady in the water di M. Night Shyamalan **** - Il film più divisorio dell’anno e il più incompreso (forse). Shyamalan urla il suo amore per il cinema e va contro tutti: il pubblico (inconsapevolmente) e la critica (consapevolmente). Io sto dalla sua parte.
9. Match Point di Woody Allen ***1/2 – Il nuovo capolavoro alleniano da tanto tempo a questa parte. Nonostante gli anni (e i mitici occhiali), Allen ci vede ancora benissimo.
10. Il caimano di Nanni Moretti ***1/2 – Il film italiano più atteso dell’anno (di cui s’è parlato e sparlato): un ritratto tagliente ma anche triste dell’italietta berlusconiana, con apocalisse sveviana finale. Nanni ha esaudito le aspettative.
11. Inside man di Spike Lee ***1/2 – Macchina-thriller perfetta e pamphlet antixenofobo post-11 settembre: sui livelli de La 25a ora. Eccellente, quindi.
12. Flags of our fathers di Clint Eastwood *** - I due premi Oscar Eastwood e Haggis di nuovo insieme dopo Million dollar baby: il risultato è cupo, pessimistico, discontinuo (specie nel finale), ma colpisce forte al cuore.
13. Lady Vendetta di Park Chan-wook *** - Il capitolo finale della trilogia sulla vendetta di Park: commovente e visionario come i primi due, ma con la pecca di un finale in cui fa capolino la maniera.
14. Truman Capote: A sangue freddo di Bennett Miller *** - Opera pacata ma ambiziosa: lo scontro fra due mondi, la doppiezza della scrittura coi suoi limiti etici, la personalità complessa e fragile di un grande scrittore, una (potenziale) storia d’amore. Ma soprattutto un Philip Seymour Hoffman colossale.
15. The devil’s rejects di Rob Zombie ***1/2 – Horror trash-cinefilo in confezione western-musical: dopo La casa dei 1000 corpi, Zombie punta in alto, azzardando risvolti metafisici e stupendo con un finale on the road sulle note struggenti di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd.
16. Munich di Steven Spielberg *** - Come al solito, per la prima metà si ha un capolavoro di montaggio e regia (e un invito a riflette sui limiti di ogni giustizia e ideale su cui spesso si è sorvolato e che non è per nulla scontato). Poi Spielberg s’annoia, annoia e conclude col pilota automatico. Peccato.
17. Scoop di Woody Allen **1/2 - Un Allen minore è sempre meglio di gran parte delle commediucole che passano sugli schermi ultimamente.
18. The Queen di Stephen Frears *** - Una Mirren mastodontica per un ritratto di signora ironico, amaro, impietoso più con Blair che con la sua protagonista.
19. I figli degli uomini di Alfonso Cuarón *** - Fra le sorprese dell’anno: pianisequenza da capogiro (con percettibili aiuti dal digitale), attori bravi (e nel caso di Caine: bravissimi) e una storia coinvolgente (dallo spiacevole – purtroppo - retrogusto retrogrado).
20. Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro di Steve Box e Nick Park *** - Piccolo capolavoro di british humour e cinefilia intelligente, fra mirabolanti invenzioni visive e una stop-motion allo stato dell’arte. Solo qualche dubbio riguardo all’esile soggetto.
21. L’era glaciale 2 – Il disgelo di Carlos Saldanha *** - Cartoon digitale coraggioso: affronta senza pudori la morte, la sopravvivenza e il sesso, e raggiunge discrete vette metafisiche con un finale in cui lo scoiattolo Scrat è inserito (era ora!) nelle meccaniche del plot (con effetti devastanti). Chi poi non avesse trovato nell’ultimo Pixar il divertimento e l’umorismo anarcoide di Toy story 2 o Gli incredibili qui verrà ampiamente accontentato.
22. Jarhead di Sam Mendes *** - Mendes, raggiunta la quadratura del cerchio al terzo film, insegue l’utopia di un film di guerra senza la guerra, minimalista, in cui non si spara nemmeno un colpo. E trova in Jake Gyllenhaal un protagonista straordinario.
23. Brokeback mountain di Ang Lee *** - Il miglior film di Lee dai tempi di Tempesta di ghiaccio: struggente e trattenuto, mai eufemistico (e per questo un po’ furbo), impreziosito dalle intense interpretazioni di Gyllenhaal e Ledger.
24. Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti e Igor Skofic *** - Incredibile, sommergibile, ignifugo, irrevocabile: Pini è un NEGRO!
25. V per Vendetta di James McTeigue **1/2 – Un bicchiere di fantascienza, con ghiaccio: fra baci inutili e filosofia spicciola, fa capolino Benny Hill, mentre della House of Parliament non rimane che polvere. Ah, Dio è nella pioggia. I've been searching/for my wings some time/I'm gonna be born/Into soon the sky...
26. The weather man di Gore Verbinski **1/2 – Il funerale da vivo al Sogno Americano diretto dal regista della Maledizione della prima luna: in un’America dove ognuno deve trovare il proprio ruolo, altro non resta che accettare la stasi, e il potere. Ma il finale è più ottimistico. Bravo Cage, ma Caine infila la terza interpretazione-capolavoro dell’anno.
27. Nacho Libre di Jared Hess **1/2 – Elegia nerd, polverosa e atemporale, scanzonata solo in superficie. Hess come un Jarmusch post-demenziale? Intanto Jack Black è sempre più attore dal talento multiforme.
28. The departed di Martin Scorsese **1/2 – Smontata la struttura in eredità dall’originale hongkongese, non rimane molto: l’ossessione per la religione, la colonna sonora di classici, un cast ultramilionario (con un Nicholson ultra-gigione e un DiCaprio sottovalutato, ben superiore al bonario Damon... Matt Damon, Matt Damon!)
29. La Dalia Nera di Brian De Palma **1/2 – Non ci fosse stato Hostel di Roth, sarebbe stata la delusione dell’anno: il solito De Palma sprecone, incapace di dirigere gli attori (mediocri) e di andare oltre i pianisequenza-fotocopia di Scarface e Gli intoccabili. Dopo lo splendido Femme fatale ci si aspettava molto di più.
La delusione:
Hostel di Eli Roth *1/2 – Aveva le carte in regola per essere l’horror dell’anno, ma non va oltre due/tre sevizie mal congegnate. Senza contare che Roth fa recitare pure Jan Vlasák, detective nel mefitico The pool.
Il peggiore:
40 anni vergine di Judd Apatow * - Il manifesto cinematografico dei teocon: il sesso? Solo da sposati. Ripugnante.
Le migliori colonne sonore:
1. I figli degli uomini – Basterebbero i King Crimson, buttati lì per caso, a renderla la colonna sonora dell’anno. Aggiungeteci gli Stones rifatti da Battiato, John Lennon, i Radiohead, i Deep purple e Jarvis Cocker. Fate un po’ voi.
2. The devil’s rejects – Inizia con Dark was the night di Blind Willie Johnson e finisce con Free bird dei Lynyrd Skynyrd. In mezzo: Allman brothers band, Terry Reid, Three dog night, The James Gang e Otis Rush. Brividi.
3. Miami Vice – Brani di per sé non memorabili che si adattano perfettamente alle immagini (Moby e Linkin park su tutti), mentre la voce di Chris Cornell degli Audioslave è il controcanto sofferente all’iperrealismo di Mann.
4. Grizzly man – I brani scritti dall’ex-chitarrista dei Fairport Convention sono struggenti come lo splendido documentario di Herzog, e non c’è nemmeno bisogno di applicarli alle immagini per goderne appieno. Allora figuriamoci sullo schermo, insieme al romanticismo disperato dell’autore tedesco. (Coyotes di Bob McDill, cantata da Don Edwards, non si schioda dalla testa. E dal cuore.)
5. The departed – La solita fiumana di classici: magistrale l’utilizzo di Comfortably numb dei Pink Floyd (Roger Waters, The wall: Live in Berlin) e di Gimme shelter del filosofo Jagger.
6. Marie Antoinette – Cine-jukebox per yindie trentenni: Gang of four, The radio dept., The strokes, Air, Siouxsie and the banshees, Bow Wow Wow, The cure, New order e Phoenix. La corsa per Versailles al ritmo di What ever happened? degli Strokes sarebbe stato un bel video per Casablancas e compagni.
7. Scoop – Possono Tchaikovsky, Khachaturian e Grieg convivere con Xavier Cugat, pioniere della rumba? In un film di Allen evidentemente sì.
8. Match point – Classicissima e ricercata come quella di Scoop, ma senza l’azzardo di cui sopra. E per questo un filo più scontata.
9. V per Vendetta – Alcuni lampi: Zakk Wylde's Black Label Society, Antonio Carlos Jobim, Lou Reed (cantato da Cat Power), Antony e Spiritualized. E gran finale col duo Tchaikovsky/Rolling Stones.
10. Nacho Libre – Jarmuschana anche la colonna sonora, tutta incentrata sulla ripetizione ossessiva dell’orecchiabile (per fortuna!) Hombre religioso di Mr. Loco. Per volontà di Hess, Beck avrebbe dovuto scrivere l’intero score del film, ma in seguito a dissidi con la casa di produzione egli è stato sostituito da Danny Elfman, autore dei 2/3 delle musiche. Poco male: a svettare, comunque, sono i pezzi cantati dall’inarrestabile rock teacher Jack Black.
Aspettando il classificone...
I sommersi e i salvati... in extremis.
Grizzly man di Werner Herzog ****
In Grizzly man convivono due dissoi logoi, due opposte Weltanschauung: da una parte, la filosofia pratica di Timothy Treadwell, animal-idealista insicuro che scopre sulla propria pelle che ideale non vuol dire altro che illusione; dall’altra, il pessimismo cosmico del narratore Herzog, il quale non scorge umanità alcuna negli occhi degli orsi, ma solo un istinto famelico. E anche gli uomini non appaiono diversi, ricordando le parole di Kaspar Hauser: “Gli uomini sono per me come lupi”; per certo, poi, l’universo è lungi dall’essere armonia e misura, quanto piuttosto caos, ostilità e assassinio, mentre la natura, rigogliosa ma indifferente, non contraccambia l’amore dell’uomo (anzi: l’orso che uccide Treadwell è quello con cui egli non è riuscito a diventare “amico”). Herzog, attraverso Treadwell (un attore che si ribella alla civilizzazione), insegue momenti di bellezza accompagnato dalla chitarra di Richard Thompson dei Fairport convention e raggiunge le vette di intensa liricità delle Lektionen in Finsternis. Nel finale un po’ di luce: nonostante tutti gli sforzi dell’uomo siano destinati a fallire per opera del caso (ennesimo paradosso consapevole), non c’è modo migliore di guardare alla Natura selvaggia se non guardando dentro noi stessi, alla nostra natura. Poi, di nuovo il buio.
Ob-La-Di, Ob-La-Da

Visto per la seconda volta. Con due sensazioni: che questo sia il film perfetto dell'anno e che tre asterischi e mezzo siano addirittura pochi. Ma non c'è bisogno di aumentare il voto, tanto il secondo posto non glielo leva nessuno.
I sommersi e i salvati #1
Prima parte di una serie di recensioni volte a colmare il vuoto imperdonabile riguardo ad alcuni capolavori (o comunque ottimi film) della stagione, in vista della classifica di fine anno.
Le tre sepolture di Tommy Lee Jones con Tommy Lee Jones, Barry Pepper, Julio Cedillo, Dwight Yoakam, January Jones, Melissa Leo, Levon Helm... ***1/2
Per la prima regia cinematografica, Tommy Lee Jones sceglie una sceneggiatura di Guillermo Arriaga, forse la migliore che abbia mai scritto, sicuramente la meno petulante: nel Texas di Bush e della pena di morte si raccolgono uomini in fuga dalla patria e da se stessi, alla ricerca d’amore, amicizia e di un piccolo meritato morso al Sogno Americano (salvo scoprire che l’omen dello stesso non si allontana molto dal suo nomen), come cristalli di massa che fatalmente vanno incontro a nuove solitudini (sconvolgente la vicenda del vecchio cieco Levon Helm, batterista della Band). Ma il più viene da Jones, attore-regista scontroso ma umile (capito, Iñárritu?), riconoscente all’Eastwood de Gli spietati non solo per lo stile: che ammazzare non sia cosa da poco non va dato per scontato, persino (e soprattutto) in Texas. Così, tanto per ribadire che umanità non sempre vuol dire essere umani.
Michael, ti stai giocando il primo posto.
Oh, baby you can walk, you can talk just like me
Nacho Libre di Jared Hess con Jack Black, Ana de la Reguera, Héctor Jiménez, Cesar Gonzalez... **1/2
Con sguardo attonito, Hess contempla un mondo fuori dal tempo e dalle coordinate geografiche, popolato da emarginati, perdenti e freak di ogni sorta; la sua è un’elegia demenziale, per nulla ottimistica, con un happy end a cui bisogna non credere del tutto (come in Napoleon Dynamite): la speranza non si cancella, è il nostro destino, ma neppure le differenze. Jack Black, dopo King Kong, è sempre più polytropos anèr, mentre non mi stupirei se Jared Hess diventasse il nuovo Jim Jarmusch.
Gli scaldapanchina di Dennis Dugan con Rob Schneider, David Spade, Jon Heder, Jon Lovitz, Molly Sims... **
Dopo Nacho Libre, seconda visione trash-nerd della giornata: comicità scatologica sopra la media, attori in offerta prendi tre paghi due, copione con almeno una sorpresa e morale sincera (avete presente Click e 40 anni vergine? Tutto il contrario) e meno scontata di quanto si pensi (il mito della seconda possibilità, sempre vivente, non cancella il dolore né i torti subiti). In attesa di vedere Clerks II, battuta kevinsmithiana dell’anno: “Può considerarsi uno Yoda dei nostri tempi, e non solo per le dimensioni fisiche!”.