Les cahiers de l’enfer

"Ogni film ci mostra il cinema e ne è la morte." (Christian Metz)

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accoltellato *loading* volte

sabato, 30 settembre 2006

Lady in the water di M. Night Shyamalan con Paul Giamatti, Bryce Dallas Howard, Jeffrey Wright, Bob Balaban, M. Night Shyamalan... ****

Dopo The village, Shyamalan sembra aver spiccato il volo: niente più trucchi, tonfi o morali ambigue, mentre lo stile si libera dal peso delle citazioni hitchcockiane (e da ogni influsso spielberghiano) per farsi definitivamente “shyamalaniano” (nonostante suoni piuttosto male). Se il virtuosismo della macchina da presa è al servizio di una ricerca costante nei meccanismi della suspense, che non tralascia i luoghi comuni del genere e anzi conferisce loro nuova linfa, l’estro visionario è ai massimi livelli (vedi il bellissimo finale), assistito da una straordinaria (termine abusato, ma come non mai opportuno) fotografia ai limiti della visibilità di Christopher Doyle. Eppure si va ben oltre il dato formale: una preghiera (ancora più disperata rispetto a The village) perché si torni bambini e si restituisca il giusto primato alla fiaba, ma soprattutto un atto d’amore verso il cinema come questione di fede e mezzo salvifico (geniale lo sberleffo della critica cinematografica, incarnante l’arroganza di chi professa d’aver visto già tutto e di esserne quindi indifferente). Aggiungiamo infine che non c’è nemmeno un attore fuori ruolo (la Dallas Howard è una presenza parimenti angelica e inquietante, Giamatti conferma quanto di buono visto finora) e il capolavoro è fatto. La critica lo stronca (sai che novità) e il pubblico ride, però non fanno che rafforzare la tesi del film: ormai abbiamo smesso di sognare. E aggiungo personalmente, in un mondo del genere non vale la pena di vivere.

Postato da: JerryGarcia85 a 17:15 | link | commenti (26) |

martedì, 26 settembre 2006

CINEMA. Festa internazionale di Roma.

Questi i film. Si segnalano almeno quattro eventi: Scorsese, Nolan, Guzzanti e i documentari (d'epoca) sull'Italia anni '60 di Bellocchio e Bertolucci.

Postato da: JerryGarcia85 a 17:09 | link | commenti (9) |

Mhmmm...

Six feet underThe Black Dahlia

Postato da: JerryGarcia85 a 17:01 | link | commenti (7) |

sabato, 23 settembre 2006

The break-up di Peyton Reed con Vince Vaughn, Jennifer Aniston, Joey Lauren Adams, Jon Favreau, Vincent D’Onofrio... ** 

The break-upAttenti a portarci la vostra ragazza (riformulo: attenti a lasciarvi trascinare dalla vostra ragazza)! The break-up piacerà di più ai maschietti: una commedia romantica in cui si ride poco, si urla molto e si vorrebbe forse riflettere sulle unioni impossibili di un’America non più unita, senza rinunciare al solito (ma anche simpatico) campionario di baristi ciccioni (Jon Favreau, ma che t’è successo?), segretari gay e pittrici svampite. Siamo comunque su livelli superiori a quelli dei Weitz quando fanno i seri, anche solo per professionalità, con una scrittura spigliata e mai banale, buon gusto visivo e attori bravissimi (Vaughn e D’Onofrio su tutti).

(A breve anche la recensione di Nuovomondo di Crialese).

Postato da: JerryGarcia85 a 17:27 | link | commenti (9) |

venerdì, 22 settembre 2006

I'm a believer



(Quelli di Top of the pops non volevano che Wyatt si esibisse. Un cantante paraplegico in diretta tv non è una bella immagine, dicevano. Oggi pagherebbero oro.)

Postato da: JerryGarcia85 a 00:01 | link | commenti |

giovedì, 21 settembre 2006

Les cahiers de l'enfer, edizione in doppio dvd.

Postato da: JerryGarcia85 a 20:20 | link | commenti |

giovedì, 14 settembre 2006

The Black Dahlia di Brian De Palma con Josh Hartnett, Aaron Eckhart, Scarlett Johansson, Hilary Swank, Mia Kirshner... **1/2

The Black DahliaNon c’è molto da dire su The Black Dahlia, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di James Ellroy e nuovo film di Brian De Palma: scalinate, doppi, filmini hard, incontri di boxe, appostamenti con (memorabile) piano sequenza iniziale. Il genio c’è, si vede, e si ripete, per mezzo dei “soliti” pezzi di bravura; ma se difficilmente lo spettatore medio rimarrà a bocca aperta, figuriamoci i fan accaniti (specialmente dopo lo splendido Femme fatale). La rappresentazione di un mondo sporco e corrotto rimane sullo sfondo, così come l’approfondimento dei personaggi (di poco spessore), con in più l’aggravante di un plot difficilissimo da seguire. Lo spettro delle qualità dei componenti del cast va da “bravo/a” a “bello/a”, con in mezzo bisteccone Eckhart e Josh Hartnett (ben poco credibile come pugile navigato ma perfetto nella parte dell’allocco monoespressione).

Postato da: JerryGarcia85 a 18:25 | link | commenti (20) |

venerdì, 08 settembre 2006

World trade center di Oliver Stone con Nicholas Cage, Michael Peña, Maria Bello, Maggie Gyllenhaal, Jay Hernandez... **

World trade centerSpiace essere cattivi con l’ultimo film di Oliver Stone, ma è quasi ammirevole per come spesso ignora il senso del ridicolo: apparizioni divine fantozziane, ex marine illuminati dal Signore, flashback di vita familiare, ralenti, tromboni e dialoghi su Starsky & Hutch (senz’altro fra le cose migliori del film). Ci si chiede: come fanno a considerarlo un grande regista? Non tanto per il kitsch diffuso (che è ormai la sua cifra stilistica, e gli riesce anche bene), ma per gli isterismi, la prolissità e la pesantezza del suo cinema; per l’assoluta mancanza di rigore, nonostante un talento visivo senza confini, che purtroppo sfocia quasi sempre nel grottesco o nel pomposo. Peccato, perché per una volta c’era pure da essere d’accordo con il suo ingenuo fervore, e volentieri ci saremmo commossi di fronte a questo racconto esagitato, a tratti magnifico, sincero come quello di un reduce di guerra. Ma come si fa a piangere se dopo una sequenza d’antologia come quella del Padre Nostro sotto le macerie, spunta fuori un Buddy Christ in controluce con una bottiglietta d’acqua in mano? Ce lo spieghi, Mr Stone.

Postato da: JerryGarcia85 a 22:26 | link | commenti (26) |

giovedì, 07 settembre 2006

The Queen di Stephen Frears con Helen Mirren, Michael Sheen, James Cromwell, Sylvia Syms... ***

The QueenQuello di Elisabetta II (e del Regno Unito) è un ritratto ironico, amaro, in cui si ride a denti stretti, seminatore di inspiegabili tempeste. Infatti non c’è nessuna novità: in un mondo non più di certezze, i Reali, una volta oggetto di presunti sentimenti popolari, si scoprono vuote istituzioni agli occhi della gente, in balia di un patetismo di massa fomentato dai media, da sempre in grado di muovere governi e aprire pratiche di beatificazione (come nel caso della Principessa Diana: creata, tenuta in vita e infine uccisa, inaugurando la nostra era di “Santi subito”). Se l’imputazione delle colpe è chiara e ben poco semplicistica, lo sguardo non è accusatorio, anzi, fin troppo placido nel posarsi sobriamente sui resti di un impero de-capitato (la metafora del cervo è quanto mai calzante). A uscirne male, semmai, è Blair, dipinto come un fantoccio ingenuo, rozzo e piantato nei suoi proclami da modernizzatore, inaspettato (e comico) difensore dei valori della Corona. Regia abile e sicura (con qualche svolazzo di troppo), cast perfetto, con una Mirren prevedibilmente mastodontica. La colonna sonora è sonoramente irritante, del tutto inutile. Potenzialmente da evitare la versione doppiata: in italiano non avrà più senso vederlo.

Postato da: JerryGarcia85 a 19:13 | link | commenti (7) |

domenica, 03 settembre 2006

Superman returns di Bryan Singer con Brandon Routh, Kevin Spacey, Kate Bosworth, James Marsden… **

Superman returnsIl supereroe più sfigato e demodé di sempre (interpretato dallo sconosciuto Brandon Routh, evidentemente un sosia di Ricky Martin) questa volta deve impedire che il malefico Lex Luthor (un Kevin Spacey stranamente moderato e convincente) dia vita a un nuovo continente attraverso i cristalli di Krypton e cancelli così gli Stati Uniti d’America. Nel frattempo scopre che la sua vecchia fiamma, la giornalista Lois Lane (il mantello di Superman che sventola nello spazio è meno assurdo di Kate Bosworth che vince il Pulitzer), si è fidanzata con un pezzo grosso del giornale e ha avuto un figlio. Bryan Singer, eterna promessa del cinema americano dell’ultimo decennio, mette insieme bei frangenti di cinema pop (finto)fracassone, virtuosismi, citazioni da 2001: Odissea nello spazio con coscienti riferimenti nietzschiani, metafore cristologiche in bella mostra, velate riflessioni sullo sguardo (paradosso consapevole?) e timidi siparietti comici in un giocattolo che raggiunge il suo scopo: divertire. Niente per cui gridare al miracolo, certo, i livelli di Spider-man 2 sono ancora lontani, e pure gli acclamati effetti speciali mostrano più volte la corda (soprattutto nelle controfigure digitali del protagonista, palesemente posticce); tuttavia il ritorno di Superman si rivela di gran lunga superiore alle (bassissime) aspettative.

Postato da: JerryGarcia85 a 15:57 | link | commenti (11) |