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Io non sono qui
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Kill Bill vol. 2
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Lady Vendetta
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Let's get it on (consiglio a un amico)
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Lunar Park (libro)
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Marcia dei pinguini, La
Marie Antoinette
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Mio miglior nemico,Il
Mission: Impossible III
Monster man
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Mr Vendetta
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New world, The
Notte al museo, Una
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Oliver Twist
Paranoid Park
Passione di Cristo, La
Passione di Cristo - Deluxe Edition, La
Piano 17
Pool, The
Prestige, The
Queen, The
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Red eye
Regista di matrimoni, Il I
Regista di matrimoni, Il II
Regole dell'attrazione, Le
Ricerca della felicità, La
RIFF 2006
Rocky Balboa
Saw 2
Saw 3
Scaldapanchina, Gli
Science of sleep, The
Scoop
Shaun of the dead
Sicko
Silent hill
Sin City
Sketches of Frank Gehry
Sole, Il
Spider-man 3
Sposa cadavere, La
Star Wars, episodio III - La vendetta dei Sith
Still life
Sunshine
Superman returns
Syriana
Takeshis'
Team America
Terra dei morti viventi, La
Tigerland
Tigre e la neve, La
Transamerica
Transformers
Tre sepolture, Le
Troppo belli
United 93
V per Vendetta
Vincent
Vite degli altri, Le
Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro
Wolfmother (disco)
World trade center
Zodiac
Trittico televisivo
Parte I
Parte II
Parte III
accoltellato *loading* volte
Alcuni film hanno un criterio di valutazione diverso.
Monster man di Michael Davis con Eric Jungmann, Justin Urich, Aimee Brooks… ![]()
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Adam è in viaggio per raggiungere l’ex-fidanzatina del college che si sta per sposare; il suo ex-migliore amico Harley s’accolla, rivelandogli di aver deflorato lui stesso la gentil donzella. I due torneranno più amici di prima. Nel frattempo: Harley berrà dallo scarico delle acque scure di una roulotte piena di gente senza testa parcheggiata in mezzo a una stella a cinque punte tracciata su un campo; lo stesso, nel sonno, farà un servizietto completo (dito e lingua) a un gatto morto (sequenza d’antologia); un monster truck assassino li inseguirà per compiere sui loro corpi un burnout degno di Grave Digger; apriranno l’ennesima porta che non andava aperta e chi ci troveranno? Gnugna, un tronco umano e un invalido civile. La volontà di fingere il ridicolo involontario è involontariamente ridicola e gli effetti speciali sono disegnati con paintbrush, mentre è curioso notare come l’incipit anticipi clamorosamente i sadismi da rotocalco del mai troppo vituperato Hostel (è che mi aspettavo molto…). Battute cult: “Fammi venire, adesso”, “Sento la tua passione esplodere dentro me” e “Volevo solo scoparmi mia sorella!”.
Ma era proprio necessario? (Non il disco: immenso; piuttosto la nuova copertina, con tanto di citazione di Moby...)
La guerra dei Quoti

Neighbour, you won’t con an honest John
Il codice Da Vinci di Ron Howard con Tom Hanks, Audrey Tautou, Jean Reno, Ian McKellen, Alfred Molina, Paul Bettany… **
Citando l’ultimo Moretti, Dan Brown ha già vinto. La Chiesa pure. Ron Howard, non ne parliamo. Perdiamo solo noi, costretti a cercare una boccata d’aria fresca in un romanzone post-crichtoniano (Jurassic park: quello sì un capolavoro, sia il libro che il film) e in un blockbuster da 125 milioni di dollari diretto da uno che in tv si faceva chiamare Richie Cunningham (autore, per altro, degli ottimi Fuoco assassino, Apollo 13, A beautiful mind e Cinderella man). Stanchi di verità (auto)rivelate, accettiamo di chiudere gli occhi di fronte all’evidente contraddizione in termini (la più rivoluzionaria delle storie raccontata dal più classico dei narratori hollywoodiani); a un Tom Hanks dimagrito e tirato, che non cambia mai espressione; alla Tautou che è molto carina in tailleur ma non si capisce bene cosa ci stia a fare; di fronte a buchi palesi (che fine fa Aringarosa?) e ridicolo inevitabile (“Sei tu l’erede di Gesù Cristo!”). Il libro, comunque, era più reazionario: le accuse a Chiesa e Opus Dei venivano ridimensionate nel finale, in cui si capiva che entrambe erano state vittime dell’imbroglio di un pazzo.
The devil’s rejects di Rob Zombie con Sid Haig, Bill Moseley, Sheri Moon, William Forsythe… ***1/2
La casa dei mille corpi è circondata, ai reietti del diavolo non rimane che scatenare l’inferno. Il primo quarto d’ora è devastante: sparatorie, agguati, accoltellamenti e amore materno, con Blind Willie Johnson e Allman Brothers in colonna sonora. Ralenti a non finire. La parte centrale è un lungo intermezzo di cinema soft-core/psichedelico, con squarci metafisici, simpatici siparietti (assurdo quello del critico cinematografico esperto dei fratelli Marx) e frequenti puntate nell’orrore più nero. Quindi viene il meglio: un blitz in un bordello (un capolavoro di combinazione musica/immagini) e successiva tortura con annesse metafore cristologiche (da far impallidire Hostel) che servono da preludio a un super-finale on the road sulle note struggenti di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd (utilizzata – male – anche in Elizabethtown di Cameron Crowe). Se Mission: Impossible III era un lungo coito senza orgasmo, The devil's rejects è invece una cavalcata sanguinolenta, in cui si viene prima di morire.
Mission: Impossible III di J. J. Abrams con Tom Cruise, Philip Seymour Hoffman, Ving Rhames, Billy Crudup, Jonathan Rhys Meyers, Laurence Fishburne, Maggie Q, Michelle Monaghan… **
L’homme perdu J. J. Abrams firma il miglior film della serie: pur senza le visioni di De Palma e Woo, la narrazione è prodigiosa, senza un attimo di sosta (qualità già apprezzata nel pilot del sopravvalutato Lost); in più c’è perfino una trama coerente, con un villain bravissimo come Seymour Hoffman, scontata ma indubbiamente più intelligente dei canovacci sfilacciati dei primi due episodi. Tematiche neo-spielberghiane vengono affrontate con spirito umanista, spolverate di morale bushiana preannunciano un finale che è come un lungo coito senza orgasmo. Peccato. Un passo avanti, comunque: con gli altri due non s’andava oltre i preliminari.
Particina per Simon “Shaun” Pegg, nel ruolo dell’esperto di tecnologie con la passione per l’apocalisse e l’anti-dio. Il tema musicale di Mission: Impossible rielaborato da Kanye West s'insinua nella testa lento, spietato. Grande.
Il regista di matrimoni 2/2
Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio con Sergio Castellitto, Donatella Finocchiaro, Sami Frey, Gianni Cavina, Maurizio Donadoni… ****
A quarantasei anni da La dolce vita, l’Italia non sembra essere cambiata: i morti comandano ancora, mentre il tempo non va da nessuna parte. Il cinema, “l’arte di rappresentare in immagini il proprio mondo”, non rappresenta più un cazzo, ché non c’è più un mondo da rappresentare. Lo sguardo s’allontana dal presente (svogliato si ritrae dalla processione, o dal matrimonio di una figlia), il presente dallo sguardo (gli amanti si rivestono e insieme escono di scena). La norma borghese è messa a nudo, disturbata, spiata; un crocefisso s’accende di fuochi d’artificio nella notte. L’occhio digitale è oscuro e senza speranza. Di bontà e amore non restano che vaghe utopie.
Bellocchio stordisce con un talento senza pari, servendosi del grottesco per lanciare il suo messaggio sovversivo contro ogni istituzione. Quella di Elica è un epopea surreale fra gattopardi dimezzati e mastini infernali, sposi promessi (non mantenuti) e fantasmi di uomini ancora vivi. In un quadro del genere è facile perdersi, e perdere la speranza, ma basta un sorriso, “un atto di misericordia”, per sfuggire a un nulla incalzante, riscrivere il finale di un romanzo. Per cambiare la realtà, col cinema.
Castellitto è gigantesco, la Finocchiaro la migliore attrice italiana: basti questo.