Les cahiers de l’enfer

"Ogni film ci mostra il cinema e ne è la morte." (Christian Metz)

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accoltellato *loading* volte

mercoledì, 30 novembre 2005

Gas van sant

 

Last days di Gus Van Sant con Michael Pitt, Lukas Haas, Asia Argento... ***

Last daysBlake è in rotta col gruppo e col mondo: passerà i suoi ultimi giorni di vita vagando nel bosco dietro casa, nel panismo disperato che lo porterà alla morte. In un cinema fatalmente omologato come quello americano, i film di Gus Van Sant sono ancora un'avventura che vale la pena vivere. Alla ricerca di uno stile lirico assoluto, capace di parlare con la sola forza di immagini, suoni e musica, il Nostro scivola più volte (vedi il finale, con tanto di anima che si stacca dal corpo), ma azzecca alcune sequenze indimenticabili: lo sfogo chitarristico di Blake (l’ultima canzone è di Michael Pitt), il video musicale dei Boyz II Men a commento della disgregazione, Venus in furs dei VU che si riavvolge. Il film è lento e ostico, inevitabilmente arty, e dice molto (senza dare spiegazioni o eccedere in dialoghi) su bellezza e solitudine, natura e dissoluzione. Comunque superiore a Elephant.

Elephant di Gus Van Sant con John Robinson, Alex Frost, Elias McConnell... **1/2

ElephantLo spunto è geniale: raccontare i fatti tristemente famosi della Columbine High School attraverso l’intrecciarsi delle vite dei suoi studenti nel giorno del massacro. Lo stile è ricercato, fatto di soli pianisequenza e ballate al pianoforte di Beethoven, capace di catturare in molti momenti l’essenza di una tragedia indicibile, l’ultimo respiro di un amore annientato. Van Sant non cerca le cause delle strage, non giustifica nessuno, e questo è un bene; però corre il rischio di trasformare l’obiettività formale in freddezza, se non in cinismo (la cicciona viene freddata per prima, all’istante). E i due assassini che si baciano sotto la doccia o che giocano a uno shoot’em up sul computer e la panoramica circolare della loro stanza col sottofondo di Per Elisa sono delle cadute ingloriose, delle sviste quasi imperdonabili. Peccato, perché il finale a chiusura circolare, tenero e spietato allo stesso tempo, colpisce davvero.

Postato da: JerryGarcia85 a 00:24 | link | commenti (5) |

domenica, 27 novembre 2005

Starless

Starless

Postato da: JerryGarcia85 a 18:19 | link | commenti (5) |

George Best

Postato da: JerryGarcia85 a 18:18 | link | commenti (1) |

The aviator

There's Howard Hughes in blue suede shoes,
Smiling at the majorette smoking Winston Cigarettes

Postato da: JerryGarcia85 a 18:17 | link | commenti |

Alec Baldwin

 

Il più grande attore del mondo

Postato da: JerryGarcia85 a 18:13 | link | commenti (4) |

venerdì, 25 novembre 2005

The pool

 

The poolVi racconto di un atto di hybris. D’ignorantia filmis, un acquisto a scatola chiusa. Accadde, due anni e mezzo or sono, che tre giovani amanti del cinema (di cui non farò mai il nome) si recassero spavaldi a vedere un horror di cui nulla sapevano tranne che il titolo. The pool era il suo nome. Impresso a lettere di fuoco nella mente di ciascuno di loro, non avrebbero potuto estirparlo. Mai più. I tre si rifornirono com’è d’uopo al bar del cinema: hot dog, bibite, gelato. Peti nauseabondi e apocalittici ribollivano nei loro stomaci. Ma la sala 2 era lì, a un passo, pronta ad accogliere il tanfo sulfureo del gas demoniaco. Pronta a offrire ai tre l’agognato riparo dopo tanto vagare, fra biglietti dell’autobus mai comprati e lotte fratricide per il possesso di un frisbee di Animal. Pubblicità di film mai veduti, prodotti mai usati. Buio in sala. Silenzio! inizia il film. (Erano solo in tre, in sala). Sullo schermo nero comparve una scritta: “Praesentërt”. Nel loro cervello cominciò a serpeggiare il dubbio. L’inquadratura si posò sulla targa di una macchina in corsa, una targa europea. Era di Praga. Ciò che prima era solo orribile presentimento si trasformò tosto in certezza: il film era europeo, tedesco, ambientato a Praga. Ormai era troppo tardi. E mentre la solita teenager solitamente sola a casa, prima vittima di un serial killer vestito fra The punisher e il cantante dei Darkness, tirarava fuori dalla credenza una doppietta, i tre dovettero fare i conti con la realtà e ridimensionare le loro aspettative di vita. Le loro speranze in un futuro migliore. I sogni giovanili s’infransero, schiantati addosso a uno schermo cinematografico di una sala romana vuota d’estate. Di notte. La notte della caduta degli ideali.

Postato da: JerryGarcia85 a 19:21 | link | commenti (9) |

mercoledì, 23 novembre 2005

Let

Come vino d’argento versato in nave spaziale (consiglio a un amico)

Può accadere, a volte, che la vostra ragazza vi chieda di farlo con della musica di sottofondo. Allora, la vostra ragazza è amante del progressive: potreste ritrovarvi a tentare di farvelo venire duro mentre la chitarra di Steve Howe degli Yes ricama l’arpeggio iniziale di Roundabout. Oppure, se appassionata di musica classica, vi fermerebbe proprio sul più bello per farvi notare: “Quest’accordo minore in bemolle è davvero struggente. Non trovi?”. Nel caso vi capitasse di fare sesso con una fanatica della house, attenti a voi! Le fratture del pene da cavalcata a 130 bpm sono ormai all’ordine del giorno. Miglior sorte non spetta ai fidanzati di gothic girls: eterni amplessi spiritual-esoterici in chiese sconsacrate rallegrati da Cradle of filth o Xasthur, fra urla strazianti e ululati in lontananza. Lasciamo perdere le amanti del jazz, mantenere un’erezione dopo due ore filate di assolo di tromba è troppo per chiunque, anche per il compianto John Holmes. Chi ha visto The commitments capirà sicuramente. L’amore, si sa, non è questione di durata. C’è da ritenersi fortunati a scopare con una rocker, tutto ciò che vi si chiede è di durare oltre il delirio psichedelico di Whole lotta love. Se poi vi sbagliate e mettete su Moby Dick, cazzi vostri. Scartando a piè pari un coito romantico e poppettaro (una certezza: la musica pop non vi porterà da nessuna parte, vi lascerà soli, tristi e davanti a un film porno), rimane un’unica canzone capace di far sciogliere qualunque madame, slacciare tutti i reggiseni, profanare ogni perizoma: Let’s get it on di Marvin Gaye. Deliziosa delizia e incanto, e già osannata da Hornby in Alta fedeltà, Let’s get it on vi aprirà le porte per il paradiso (o l’inferno, a scelta). Nessuna donna può resistervi. Se la tipa non s’abbandona fra le vostre braccia, nuda, sul letto, lasciatela, non fa per voi. Anzi, vuol dire che nessuna donna fa per voi. Quindi rimanete sul letto, allungate le mani verso il pc, le dita che scorrono veloci sulla tastiera come un Rachmaninov post-moderno, e digitate l’indirizzo del primo sito porno che vi viene in mente (http://firedownbelow.splinder.com). Mettete sul piatto un bel disco dei Beach boys.



Postato da: JerryGarcia85 a 22:35 | link | commenti (7) |

martedì, 22 novembre 2005

Il sole di Aleksandr Sokurov con Issei Ogata, Robert Dawson, Shirô Sano... ****

Il soleFinalmente arriva in Italia il terzo capitolo della trilogia del regista russo sulle incarnazioni politiche del potere. Prima Hitler (Moloch), poi Lenin (Taurus) e ora Hirohito. Com’è noto, a Sokurov non interessa spiegare i perché, piuttosto preferisce spiare la Storia e il suo ripetersi da dietro la porta dell’arte. La guerra è un incubo, il mondo un inferno pallido, senza luce, popolato da fantasmi. E mentre l’imperatore-Charlot, essere piccolo e ridicolo, si veste per il consiglio, s’avvertono suoni d’aerei, esplosioni e crolli, il sottofondo musicale dell'apocalisse. La regia nel bunker è memore delle carrellate di Tarkovskij e Kubrick, le riprese in esterna sono pitture in movimento. Inseguendo le proprie ambizioni, Sokurov rischia di diventare elitario: giusto così, perché il suo cinema mira troppo in alto per i nostri tempi indegni.

Postato da: JerryGarcia85 a 10:31 | link | commenti (14) |

sabato, 19 novembre 2005

La marcia dei pinguini di Luc Jacquet **1/2

La MarcheCosa rimane de La marche de l'empereur dopo la sua versione italiana? Che ne è del documentario quasi kubrickiano sulla marcia del pinguino imperatore, metafora della lotta ultima dell’amore contro la legge del più forte e la selezione naturale, in un mondo che si ripete ciclicamente? L’originale aveva di per sè qualche difetto: troppa musica, poche didascalie, titoli di testa fuorvianti e un pizzico di umorismo francese di troppo. La copia distribuita nelle sale italiane è tutt’altra cosa, a partire dal titolo idiota e banalizzante. Fiorello è melenso e sopra le righe, ammirevole per come sfida il ridicolo; peggio ancora è il testo che legge: una presa in giro dello spettatore italiano, nonché un atto irrispettoso nei confronti dell’opera di Luc Jacquet. Che i nostri distributori e direttori del doppiaggio abbiano a cuore il cervello dell’italiano medio non è una sorpresa, ma che lo vilipendano in maniera così oltraggiosa è uno scandalo. Come Madagascar (e mille altri film d’animazione che l’hanno preceduto), La marcia dei pinguini puzza indecorosamente di televisione, ovunque si percepisce l’olezzo di candid camera, Zelig o Paperissima. Sul finire, quando le femmine che hanno perso il loro piccolo per il freddo tentano di colmare il vuoto derubando le compagne dei loro cuccioli, la climax patetica (degna di Eisenstein e Rossellini) avrebbe richiesto un momento di raffreddamento, il silenzio; invece, il doppiaggio italiano ha pensato bene di irritare tutto e tutti con un bel commento puerile di Fiorello. Non andate al cinema, aspettate il DVD e vedetevelo in originale.

Postato da: JerryGarcia85 a 16:39 | link | commenti (6) |

mercoledì, 16 novembre 2005

I soliti ignoti

Postato da: JerryGarcia85 a 21:39 | link | commenti (4) |