Les cahiers de l’enfer

"Ogni film ci mostra il cinema e ne è la morte." (Christian Metz)

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domenica, 30 ottobre 2005

Immagine II

Purtroppo non sono più tra noi...

http://www.tgcom.mediaset.it/televisione/articoli/articolo279553.shtml

Postato da: JerryGarcia85 a 00:25 | link | commenti (1) |

venerdì, 28 ottobre 2005

Capolavoro, en passant

Arca russa di Aleksandr Sokurov con Sergej Dreiden, Leonid Mozgovoy, Mariya Kuznetsova... ****

Arca russaIl film che Hitchcock e Welles sognavano di girare: un unico pianosequenza, senza tagli di montaggio. Le ambizioni sono immense (una riflessione sulla storia, l’arte e il proprio paese), i mezzi pure (migliaia di comparse, la disponibilità dell’Hermitage di San Pietroburgo, la possibilità di filmare con la videocamera digitale in alta definizione della Sony usata da Lucas per la nuova trilogia di Guerre stellari); il risultato è indimenticabile. Un unico pianosequenza, appunto, all’interno del museo dell’Hermitage, seguito in soggettiva da un misterioso protagonista (chi è? il regista? lo sguardo della storia? Dio? è forse un sogno?) che, passando da una sala all’altra, ripercorre più di due secoli di storia russa, fra personaggi reali e figure immaginarie. Le immagini di Sokurov sono ipostasi, fantasmi della storia rievocati nell’arte, che impauriscono e commuovono allo stesso tempo: nella corsa sotto la neve di Caterina II la Storia (e la vita) ci sfugge e si fa arte, nel confronto fra lo sconosciuto e il giovane appassionato d’arte il passato alza le spalle e oscura il presente. In Sokurov ogni inquadratura è un dipinto, ogni movimento di macchina una sinfonia; il suo è un occhio critico e visionario, a cui fa fronte una colonna sonora sommessa, fatta di silenzi e poche note di pianoforte, quasi lynchiana. Alla fine non resta che smarrirci nel ballo conclusivo della Russia zarista, abbandonarci alle onde dell’eterno ritorno; asciugare le lacrime, smettere di piangere.

Postato da: JerryGarcia85 a 18:55 | link | commenti (125) |

giovedì, 27 ottobre 2005

pastor-benny-hinn-baltimoreIn principio era il Logos Televisivo, il Logos era presso la TBNE e il Logos era Benny Hinn. Egli era in principio presso San Quentino: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita erano i soldi dei telespettatori. Venne un uomo mandato da Benny Hinn e il suo nome era Chuck. Era accompagnato da una donna, la sempre non illibata Nora. Egli venne come testimone per rendere testimonianza a Benny Hinn, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, anzi era un po' sovrappeso, ma doveva render testimonianza alla luce. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto ha dato potere di diventare abbonati della TBNE: a quelli che credono nel suo nome, ai quali non dà denari, né sesso, né guarigione, ma da Benny Hinn sono stati truffati. E il Logos si fece carne, tanta carne. Chuck e Nora gli rendono testimonianza e gridano: "Ecco l`uomo di cui noi dicemmo: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti ma non ha messo la freccia, possa perire all’inferno, fra le palle di fuoco del Signore.” Amen!

Postato da: JerryGarcia85 a 22:57 | link | commenti (1) |

martedì, 25 ottobre 2005

Trittico televisivo, parte II

telemarket1“Due sono le vie, una del vero e una del falso, e la differenza è grande fra queste due vie.
Ora questa è la via del falso: innanzi tutto amerai Telemarket che ti ha creato, poi Guttuso come te stesso; e tutto quello che non vorresti fosse fatto a te, anche tu non farlo a Guttuso.
Ogni televenditore che venga presso di voi sia accolto come il Gonzaga.
Però dovrà trattenersi un giorno solo, soddisfatti o rimborsati; se ve ne fosse bisogno anche un secondo; ma se si fermasse tre giorni, egli è Giorgio Mastrota.
Partendo, poi, il televenditore non prenda per sé nulla se non il denaro (sufficiente al biglietto dell’autobus) fino al luogo dove alloggerà; se invece chiede in natura, è Amedeo Goria.
Non tutti, però, quelli che parlano per subordinazione sono televenditori, ma solo coloro che praticano i costumi di Ugo Nespolo. Dai costumi, dunque, si distingueranno Mike Bongiorno e Alessandro Orlando.”

Postato da: JerryGarcia85 a 17:41 | link | commenti (2) |

lunedì, 24 ottobre 2005

tony"Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero il marchio di Miracle Blade sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere o tagliare scarponi senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il suo numero verde. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è tre. La serie perfetta."

Postato da: JerryGarcia85 a 19:49 | link | commenti (9) |

sabato, 22 ottobre 2005

Red eye di Wes Craven con Cillian Murphy, Rachel McAdams, Brian Cox... *1/2

red eyeLe premesse c’erano tutte: un maestro dell’horror alla regia, attori bravi, giovani e carini (e un vecchio mostro come Brian Cox, l’Hannibal Lecktor di Manhunter, il capolavoro di Michael Mann) e un’idea di base intrigante (anche se non proprio originale). Poteva essere il grande ritorno di Wes Craven, dopo il vituperato (e in fondo non compreso) Cursed. Non è stato così. Wes Craven è certamente più a suo agio nei luoghi chiusi come l’aereo e la casa (non dimentichiamoci l’incipit di Scream e lo stupendo La casa nera) ed è proprio lì che si muove più agilmente, costruendo la suspense a colpi di carrellate e primi piani, come pochi altri registi horror sanno fare. Finché si rimane ad alta quota, fra interpretazioni convincenti e una buona scrittura, con l’esperienza di Craven a tappare i buchi, il thriller non ha un cedimento, e inchioda alla poltrona. Per un attimo, sembra d’assistere a un Collateral a diecimila piedi da terra. Poi l’aereo, e il film, perde quota, atterra; si affloscia. Il finale è l’ennesimo inseguimento à la Scream, senza un sussulto, senza una scintilla. Nemmeno un happy end, il nulla. Incrociamo le dita per Paris Je T’aime, film a episodi su Parigi e l’amore cui collaborerà il Nostro... Oh, mio Dio, no...

Postato da: JerryGarcia85 a 13:24 | link | commenti (1) |

giovedì, 20 ottobre 2005

Il cerchio è completo (poche parole ma buone)

symvengeance1“Sebbene sia peggio di una bestia, non ho anch’io il diritto di vivere?».

Sympathy for Mr. Vengeance di Park Chan-wook con Shin Ha-kyun, Song Kang-ho, Lim Ji-eun, Han Bo-bae... ****

Un uomo, in cerca della vita, andò incontro alla morte. Questo è il capitolo uno della trilogia sulla vendetta del regista sud-coreano. La prima parte, quasi documentaristica, è un'orgia di suoni (in contrappunto al sordomutismo di Ryu, uno dei protagonisti) e offre metafore per comprendere meglio il tema caro a Park. Poi comincia a scorrere il sangue e si capisce che la vendetta non porta che alla morte. Più lento e brutale di Oldboy, ma anche esasperatamente ellittico e pessimista, Mr. Vengeance racchiude in sè il disagio e la solitudine di un popolo "che sbaglia disperatamente l'oggetto del suo amore" (Mereghetti). Come e più di Oldboy, resta dentro per sempre.

Postato da: JerryGarcia85 a 23:57 | link | commenti (7) |

Contiene spoiler!

La tigre e la neve di Roberto Benigni con Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Jean Reno... **

tigrePuò piacere un film anche se scritto, diretto e montato in maniera così ingenua e, diciamolo, dilettantesca? Il nuovo Benigni piace, al di là di tutto. Al di là di una sceneggiatura piena di buchi. Nonostante una regia inadeguata e tagli di montaggio da primo anno ripetuto della Scuola del Cinema. Malgrado personaggi involontariamente irrisolti nelle loro contraddizioni, errori di accentazione (perché nella stessa scena si pronuncia prima Bàssora e poi Bassòra?), pretese poetiche mal gestite e una storia d’amore alquanto stridula. La guerra è sullo sfondo, non viene approfondita. L’Italia è ancora popolata da brave persone, tutti comprano ancora macchine Fiat. La bandiera della Pace viene srotolata e l’università di Roma è nelle mani dei pacifisti alternativi (io quell’università la frequento e vi dico che le uniche cose che vengono srotolate sono le banconote da 500 € e le minigonne delle parioline). La vera favola sembra raccontata in Italia, non in Iraq, e forse è così. La tigre e la neve vive di pure invenzioni, forse le migliori del regista toscano: il ballo fra le mine, la conversazione sotto il cielo notturno illuminato dai traccianti della contraerea, il suicidio di Fuhad, la lezione di poesia, l’incontro col medico iracheno, il posto di blocco americano. Per il resto, si ride abbastanza di gusto, di fronte alle solite moine del Roberto nazionale. Se gli italiani fossero davvero brava gente, il film sarebbe un capolavoro. Se Benigni fosse un regista, La tigre e la neve sarebbe un capolavoro.

Postato da: JerryGarcia85 a 18:54 | link | commenti (4) |

martedì, 18 ottobre 2005

Sono indeciso se cambiare la foto del mio profilo con lui:

 

AWest1

Postato da: JerryGarcia85 a 14:59 | link | commenti (8) |

lunedì, 17 ottobre 2005

Aspettando di vedere Benigni e I guardiani della notte...

Batman begins di Christopher Nolan con Christian Bale, Michael Caine, Katie Holmes, Morgan Freeman... ***

batman%20beginsDopo le turpitudini schumacheriane, finalmente un ottimo Batman, fra sprazzi d'autore (Nolan e Goyer tentano in ogni modo di tralasciare lo spettacolo e scavare nel profondo, fra paura e senso di colpa), solido blockbuster (con qualche puntata nell’horror) e grandi interpretazioni (Bale, perfetto, replica lo yuppie di American Psycho; Michael Caine è il miglior Alfred del cinema; la Holmes fa del suo personaggio una Joey Potter più cresciuta). Particolarmente interessante il ribaltamento dell'epica raimiana di Spider man 2: se nel film di Raimi il supereroe fermava il treno diretto alla distruzione e veniva portato in salvo dai cittadini, in Batman begins il treno si schianta e l'(anti)eroe fugge dalle mani avide dei cittadini-zombi della città devastata. Il bacio finale poteva essere evitato, ma il sottofinale non delude e si ricollega saggiamente al Batman di Tim Burton.

Batman – The movie (1966) di Leslie H. Martinson con Adam West, Burt Ward, Cesar Romero... *

batman 2Il relitto d’un epoca, più di Easy Rider, Head e Punto Zero. Il Batman è quello con la panza, Robin spara boiate. Lungi da me rivalutare ogni trash: ma almeno negli ‘60/’70 con questi film si rideva. Oggi, fra Costantini vari, Maria De Filippi e il pubblico bove, si piange. Batman – The movie è il film che avrebbe dovuto girare Edward D. Wood Jr.: scenografie di cartone, attori idem, visioni psichedeliche e umorismo puerile. Ma è praticamente impossibile trattenere le risate, dal primo minuto all’ultimo, dall’apparizione del barracuda finto (e dello spray anti-penguin-gas) fino alla gaffe con l’ONU (con Batman e Robin che se la danno a gambe dopo aver reidratato i capi di Stato confondendo le lingue parlate!?). Imperdibili i villains, ridicoli quanto e più dei due supereroi; d’antologia l’appuntamento d’amore fra Bruce Wayne e Miss Kitka (la donna gatto travestita da sovietica...). Chapeau!

Postato da: JerryGarcia85 a 18:36 | link | commenti (7) |